7 Novembre, 2026 Cesenatico

Spiagge senza bagnini, cresce l’allarme: “Sempre più difficile trovare assistenti al salvamento”

L’estate è entrata nel vivo, ma lungo le coste italiane continua a pesare una delle principali emergenze del comparto turistico: la crescente difficoltà nel reperire assistenti al salvamento. 

Una problematica che riguarda gran parte delle località balneari – Cesenatico compresa – e che rischia di mettere in difficoltà anche l’operatività degli stabilimenti, dal momento che la presenza dei bagnini rappresenta un requisito indispensabile per garantire l’apertura delle strutture e la sicurezza dei bagnanti.

A lanciare l’allarme è Antonio Capacchione, presidente nazionale del Sindacato Italiano Balneari aderente a Confcommercio, secondo il quale il fenomeno sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. «Senza assistenti bagnanti uno stabilimento non può neppure aprire», sottolinea Capacchione, evidenziando come la carenza di personale riguardi l’intero settore turistico stagionale ma assuma un’importanza particolare nel caso di una professione legata alla salvaguardia della vita umana.

Tra le cause individuate dal Sib vi sono innanzitutto i cambiamenti demografici e le mutate aspettative delle nuove generazioni: “I giovani sono sempre meno numerosi e chi decide di lavorare durante la stagione estiva tende spesso a preferire altre occupazioni, come quelle della ristorazione e del servizio ai tavoli, considerate più attrattive anche per la possibilità di ottenere mance e gratificazioni economiche aggiuntive”. 

Secondo il presidente dei balneari, tuttavia, il problema non sarebbe legato agli stipendi, generalmente ritenuti adeguati, ma alla mancanza di incentivi e di un riconoscimento concreto per una professione che svolge una funzione di interesse pubblico. «Milioni di persone possono vivere il mare in sicurezza grazie al lavoro degli assistenti al salvamento», osserva Capacchione.

L’importanza della categoria è confermata anche dai dati dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti, istituito dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità. In Italia si registrano ogni anno circa 350 decessi per annegamento e le statistiche mostrano come sulle spiagge libere il numero delle vittime sia circa doppio rispetto alle aree presidiate dal servizio di salvataggio.

Diventare assistente bagnanti richiede inoltre una preparazione specifica. Per conseguire l’abilitazione è necessario frequentare corsi di formazione della durata di almeno cento ore e superare prove teoriche e pratiche sotto la supervisione delle Capitanerie di Porto.

Di fronte alla crescente carenza di personale, numerose imprese stanno valutando anche il ricorso a lavoratori stranieri. Una soluzione che, secondo il Sib, presenta però diverse criticità di natura burocratica e organizzativa.

Tra le proposte avanzate al Governo figura l’introduzione di forme di incentivazione e il riconoscimento di un titolo preferenziale nei concorsi pubblici per coloro che hanno svolto attività di salvataggio. Una richiesta che, almeno per ora, non ha ancora trovato attuazione.

«I giovani che scelgono di lavorare durante l’estate garantendo un servizio di pubblica utilità meritano un riconoscimento adeguato», conclude Capacchione.

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