Comincia male, malissimo: “Il Pesce Fa Festa” e la città fa penitenza. Otto giorni prima dell’inizio dell’evento (30 ottobre), gran parte degli stand sono già tutti lì, come un muro d’assedio. Da ieri mattina, decine e decine di posti auto spariti in un colpo solo, restrizioni al traffico degne di un cantiere infinito, attività soffocate e fil di ferro a serrare i bidoni dell’immondizia. Il risultato? I residenti ed i proprietari delle attività che orbitano attorno all’area del centro storico già sull’orlo di una crisi di nervi.
Per carità l’evento porta gente e soprattutto soldi, ma la domanda sorge spontanea: era davvero inevitabile scomodare mezza città per montare qualche gazebo con più di una settimana d’anticipo?
Il paragone è impietoso: “CicloEvento” – con il coinvolgimento delle stesse categorie – non devasta la viabilità e riesce a organizzarsi in tempi rapidi. Qui, invece, tempi dilatati e scaricabarile.
Ciliegina surreale: i bidoni dell’immondizia chiusi con il fil di ferro. E dove butta la gente l’immondizia? Dove capita. Strade e marciapiedi diventano pattumiere improvvisate (già ieri le prime avvisaglie), perfetto biglietto da visita per residenti e turisti.
A onor del vero, va detto che stavolta il Comune di Cesenatico (che concede solo il patrocinio) non c’entra nulla. Anzi, da tempo sollecita di comprimere al massimo i tempi di allestimento degli stand. Ma dalle categorie – Confcommercio e Confesercenti – nessuna risposta efficace. Possibile che chi dovrebbe essere il primo alleato delle attività sia oggi la causa del maggiore disagio? Possibile che l’unica logistica pensabile sia quella che scarica costi e disagi su negozianti e cittadini?
Nessuno mette in discussione il valore della festa. Si contesta l’arroganza del “così si fa e basta”: zero ascolto, zero mitigazioni, zero cura. Sì, questa edizione de “Il Pesce fa festa” comincia davvero male.
