22 Settembre, 2026 Cesenatico

Stop alla mobilità sanitaria, De Pascale tira dritto: “Nessun egoismo, ma così non va”

La “bomba” politica sulla mobilità sanitaria l’ha sganciata Michele De Pascale e il giorno dopo il presidente dell’Emilia-Romagna non arretra. “Siamo patrioti, nessun egoismo. Ma un sistema così non funziona e i numeri sono in fortissima crescita”, ribadisce. 

Nel mirino non c’è l’alta complessità, che per De Pascale resta una missione nazionale della Regione, bensì l’aumento delle prestazioni di bassa complessità per pazienti da fuori: un flusso che pesa sui conti e sulle risorse professionali, “perché gli infermieri non sono infiniti” e le regioni del Sud “si trovano a pagare due volte”.

La Regione sta definendo un protocollo con la Calabria per monitorare invii, appropriatezza e tipologia di cure, mentre dal fronte politico arrivano reazioni a catena. Con De Pascale si schiera il Pd, che parla di ‘atto di verità e coraggio’ e chiede più fondi e personale alle regioni che attraggono pazienti. Avs sollecita lo sblocco delle assunzioni; il M5S propone un patto nazionale con programmazione dei volumi, priorità ai residenti e criteri stringenti di appropriatezza.

Sul tema interviene anche il ministro della Salute Orazio Schillaci: definisce la migrazione per curarsi “una sconfitta per la nazione” e avverte che più risorse servono solo se “spese bene, non per coprire buchi di bilancio”. 

Critica invece la civica Elena Ugolini: secondo lei il 10% di pazienti extraregione non giustifica l’allarme e De Pascale “cerca un capro espiatorio”. Dalla sanità privata accreditata arriva un’apertura: “Possiamo prendere il 20-30% di pazienti in più emiliano-romagnoli”, dice Cesare Salvi.

Per Nino Cartabellotta (Gimbe) la mobilità rischia di indebolire anche le regioni forti: servono accordi bilaterali e modelli che portino le competenze al Sud, senza costringere i pazienti a viaggi continui.

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