Che la polemica sia banale, ripetitiva e persino stucchevole non significa che non sia degna di nota. Soprattutto quando, anno dopo anno, torna a galla con la stessa intensità. Anzi, proprio il suo ripetersi seriale dovrebbe suggerire che il problema esiste e che forse meriterebbe più ascolto.
Quest’anno, poi, il coro delle proteste è stato più intenso del solito. La concomitanza tra Challenge Triathlon e Nove Colli Running ha trasformato il weekend in una prova di pazienza per molti residenti e operatori economici, soprattutto nelle zone del forese.
Da Villamarina a Sala, passando per Bagnarola, Bulgarnò, Ponte Ruffio e le aree più periferiche, sono stati tantissimi i cittadini che sui social hanno raccontato disagi pesanti, deviazioni infinite, strade sbarrate e indicazioni spesso poco chiare.
C’è chi ha parlato di essere rimasto “prigioniero in casa”, chi di essersi sentito “ostaggio delle manifestazioni”, chi ha denunciato percorsi assurdi per coprire distanze che normalmente richiederebbero pochi minuti.
Il punto non è mettere sotto accusa lo sport o il valore promozionale degli eventi, che richiamano atleti, pubblico e visibilità. Il nodo, però, resta la convivenza con chi quei territori li vive ogni giorno. Se per raggiungere casa, il lavoro o un’attività commerciale occorre percorrere decine di chilometri in più, il disagio non può essere liquidato come un’inevitabile “effetto collaterale”.
Molti lamentano anche danni concreti: clienti impossibilitati ad arrivare, disdette, ritardi, carburante sprecato e una sensazione diffusa di abbandono. Ai posti di blocco, secondo diverse testimonianze, non sempre il personale era in grado di fornire indicazioni precise, aumentando confusione e irritazione.
Le proteste ci sono sempre state, ma la concentrazione di due eventi nello stesso fine settimana ha reso la situazione particolarmente pesante. Anche più della stessa Nove Colli, che pure storicamente comporta limitazioni alla circolazione, ma con disagi percepiti da molti come più contenuti.
Forse è arrivato il momento di ascoltare davvero queste istanze. Programmare grandi eventi significa anche prevedere percorsi alternativi, informazione capillare e tutele per residenti e attività. Perché la promozione del territorio non può passare dalla paralisi di chi quel territorio lo abita.