22 Settembre, 2026 Cesenatico

Stupro di San Mauro: “Le donne non si proteggono solo a parole”

“Per una donna commentare questo genere di episodi è doppiamente difficile: scatta subito un processo di immedesimazione che trasforma un fatto di cronaca in qualcosa di terribilmente agghiacciante”. Comincia così l’intervento di Erika Brancolini, portavoce del neonato comitato per la sicurezza e il decoro di Cesenatico, dopo la violenza sessuale subita da una donna che stava facendo jogging lungo il percorso ciclo-pedonale di San Mauro Pascoli.

“Che sia accaduto a pochi chilometri da Cesenatico è un dettaglio marginale – prosegue –. Questa persona ha colpito in una zona periferica, ma avrebbe potuto farlo in un parco di Levante, in un parco di Ponente o in una delle tante aree dove, a Cesenatico, le donne fanno footing a tutte le ore del giorno e anche della sera. Questo deve essere chiaro: non è un problema “loro”, è un problema di tutte e di tutti”. 

A rendere l’episodio ancora più grave, secondo il comitato, è la dinamica: “Il fatto che si sia appostato nascosto nella vegetazione per tendere una trappola rende tutto estremamente preoccupante. Significa che c’era premeditazione, che esisteva un piano. Non siamo di fronte al raptus di una mente offuscata da un momento, ma a una persona che ha programmato, progettato e studiato nei dettagli l’aggressione, aspettando una preda”. 

Brancolini ricorda anche i precedenti contestati all’indagato: “Questa persona aveva già colpito, si era già resa protagonista di palpeggiamenti nei confronti delle donne. È inaccettabile che, dopo episodi del genere, ci si possa muovere a piede libero fino al prossimo fatto di cronaca. Su questo qualcuno deve assumersi la responsabilità: non possiamo continuare a scoprirlo solo quando è troppo tardi”. 

Il riferimento è anche al dibattito di queste settimane: “Sulla violenza sessuale si è detto e scritto moltissimo, soprattutto intorno al 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Sulla carta le risposte sembrano importanti, ma all’atto pratico cosa cambia, se una persona che palpeggia una donna può, pochi giorni dopo, rimettersi nelle stesse condizioni di farlo di nuovo? C’è qualcosa che non va in questo sistema”. 

“Come donne e come comitato – conclude – ci sentiamo assolutamente indignate, schifate da istituzioni che troppo spesso ci proteggono soltanto a parole. Vogliamo più prevenzione, più controlli nei parchi e lungo i percorsi frequentati dalle donne, e una reale certezza che chi aggredisce non abbia la possibilità di rifarlo il giorno dopo”. 

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