Ugo Coppola non sarebbe stato fisicamente idoneo a prendere parte a un’immersione al relitto del Paguro e, soprattutto, potrebbe essersi tuffato in mare già in condizioni compromesse. È questa la conclusione che emerge dalle consulenze disposte nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del sub 54enne originario di Pescara, deceduto il 13 agosto scorso durante l’escursione al largo di Porto Corsini, al cosiddetto relitto del Paguro.
Secondo i consulenti, Coppola “non era adatto” ad attività subacquee e la valutazione non si limiterebbe al solo episodio del 13 agosto: l’ipotesi più rilevante è che l’uomo fosse già disidratato prima di immergersi, un fattore che in un contesto impegnativo come un’immersione può incidere in modo decisivo sulle condizioni generali e sulle reazioni dell’organismo.
La svolta investigativa arriva dopo la consulenza medico-legale che ha individuato nell’arresto cardiaco, nelle primissime fasi dell’immersione, la causa del decesso. Un quadro che impone ora di ricostruire con precisione la catena di responsabilità: dalla verifica dell’idoneità sanitaria fino alle procedure di sicurezza adottate in mare.
In questo contesto si inserisce l’aggiornamento emerso nei giorni scorsi: nell’indagine compare, infatti, un quarto indagato. Nel registro è stata iscritta una dottoressa 41enne romana, specializzata in medicina subacquea e iperbarica, che avrebbe rilasciato le certificazioni di idoneità necessarie per conseguire i brevetti e partecipare all’escursione.
Il suo nome si aggiunge a quello del fondatore del Dive Planet di Rimini e di due referenti del centro sportivo, già indagati per omicidio colposo e omissione di soccorso.
Gli inquirenti hanno disposto un nuovo accertamento tecnico che dovrà chiarire idoneità sanitaria, protocolli di sicurezza, tempi dei soccorsi e analisi dei dati del computer subacqueo, per definire cosa sia accaduto prima e durante l’immersione e se la tragedia potesse essere evitata.