Arma di Taggia diventa uno dei primi laboratori italiani nella nuova stagione delle gare per le concessioni balneari. Con la pubblicazione degli avvisi relativi a 12 lotti, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Mario Conio ha scelto una linea di netta discontinuità rispetto alle richieste avanzate in questi mesi da molte associazioni di categoria: niente indennizzi per i concessionari uscenti, ad eccezione del lotto “Tre Alberi”, per il quale è previsto un rimborso entro 12 mesi dall’aggiudicazione.
La scelta del Comune ligure viene letta come un tentativo di muoversi subito dentro il perimetro tracciato dalle sentenze del Consiglio di Stato e dai rilievi dell’Antitrust, evitando il terreno scivoloso delle proroghe e possibili nuovi ricorsi. Ma è proprio questo aspetto a rendere il “caso Taggia” particolarmente sensibile per tutto il comparto balneare nazionale.
I criteri di gara premiano i progetti che riducono le superfici occupate da manufatti, migliorano l’impatto paesaggistico dell’arenile e garantiscono servizi anche sulle spiagge libere adiacenti, dalla pulizia al salvamento. Restano inoltre centrali accessibilità ed ecosostenibilità, in un sistema di punteggio che punta a rafforzare la funzione pubblica della concessione.
Non stupisce che il dossier venga seguito con crescente attenzione anche in Romagna. A Cesenatico, dove il tema del futuro delle concessioni balneari è da tempo al centro del dibattito, il precedente ligure viene osservato con un pizzico di inquietudine. Anche se si tratta di un’eventualità piuttosto improbabile, il timore, tra operatori e addetti ai lavori, è che l’impostazione adottata da Taggia possa diventare un modello replicabile anche altrove, aprendo scenari del tutto nuovi sui rapporti tra amministrazioni, concessionari uscenti e futuri assegnatari.