Non è la prima volta che alla nostra redazione arrivano lamentele sul servizio taxi del nostro territorio. Solo nell’ultimo anno diversi lettori hanno segnalato conducenti arroganti, tassametri non azionati, richieste economiche difficili da comprendere e ricevute mai consegnate. Racconti accompagnati, in diversi casi, da fotografie, messaggi e registrazioni. Episodi distinti, che non consentono generalizzazioni sull’intera categoria, ma che compongono un quadro meritevole di attenzione.
Quanto accaduto ieri mattina, però, supera ogni limite accettabile. A denunciarlo sono sette ragazze di Cesenatico tra i 22 e i 23 anni, concordi nel descrivere il comportamento di M.B., tassista sessantenne che le aveva prelevate attorno alle 4.45 alla discoteca “Indie” di Tagliata.
Dopo pochi minuti di attesa per un’amica rimasta indietro, il conducente – senza aspettare nessuno – sarebbe partito già visibilmente irritato (“Che si faccia portare a casa da un altro…”). La prima fermata era prevista in via Fratelli Sintoni, a Cesenatico, a circa 6-7 chilometri dalla discoteca. Durante il tragitto una delle giovani ha accusato un malore e, non riuscendo ad aprire in tempo la portiera, ha vomitato (in piccola quantità) sul sedile posteriore.
Un inconveniente spiacevole, certamente. Ma nulla può giustificare ciò che sarebbe accaduto subito dopo.
Secondo le testimonianze raccolte, il tassista è sceso dall’auto e ha iniziato a bestemmiare e insultare la ragazza, che in quel momento stava ancora male e faticava persino a reagire. Le avrebbe ripetutamente dato dell’«idiota», contestandole di non essersi seduta davanti, fino a pronunciare una frase di inaudita gravità: «Muori ammazzata».
Anche un’altra giovane, che aveva cercato di aiutarlo a pulire, sarebbe stata allontanata con modi volgari e aggressivi. Le ragazze descrivono urla, intimidazioni verbali, bestemmie volgarissime e un atteggiamento tale da spaventarle. Non un semplice alterco, dunque, ma una scena avvenuta davanti a una persona in evidente difficoltà, alla quale sarebbe stato negato persino il minimo gesto di assistenza o comprensione.
Il gruppo riferisce di avere consegnato al conducente 70 euro (per 7 chilometri di tragitto), lasciandoli sul sedile anteriore. Nessuna ricevuta sarebbe stata rilasciata. Quando il tassista ha invitato le ragazze dirette a Villamarina a risalire, queste, ormai impaurite, hanno preferito rinunciare (“Non ci siamo fidate”, hanno spiegato). Si sono così ritrovate poco dopo le 5 del mattino in strada, lontane da casa e costrette – non senza difficoltà – ad organizzarsi autonomamente.
Chi svolge un servizio pubblico non è obbligato a tollerare danni al proprio mezzo (ammesso che una piccola chiazza di vomito lo sia) e ha pieno diritto di chiederne il rimborso. Ma ha anche responsabilità precise. Davanti a una giovane che sta male si presta aiuto, non la si umilia. Si mantiene il controllo, non si urla. Si presenta il conto in maniera trasparente e si rilascia una ricevuta, soprattutto se la tariffa è di 10 euro al chilometro.
Un sessantenne che trasporta sette ragazze di 20 anni di notte dovrebbe rappresentare una garanzia di sicurezza. Secondo quanto concordemente raccontato dalle giovani, in questo caso, è accaduto esattamente il contrario. E questo non può ripetersi.