C’era un tempo, a Cesenatico, in cui la sera non si accendeva la TV per guardare Rai o Fininvest, ma per “fare un salto” da TeleMare.
L’emittente privata nata sulle onde di RadioMare, grazie alla passione e all’intuito di Ubaldo “Bibi” Branzanti, cominciò ufficialmente le trasmissioni il 24 ottobre 1978. Una data che per molti romagnoli coincide con l’arrivo in salotto di una nuova voce amica, più vicina e familiare di qualunque grande rete nazionale.
TeleMare non era soltanto un canale televisivo: era un pezzo di comunità trasmesso in diretta, con il dialetto che si mescolava all’italiano, con orchestre di liscio che riempivano lo schermo, con presentatori che chiamavano per nome chi telefonava da casa per fare una dedica. Nel palinsesto c’era un po’ di tutto: il Videonotiziario, poi ribattezzato TeleMare Notizie, i cartoni animati del pomeriggio, i telefilm e i film “sconci” in seconda serata, fino ai programmi sportivi che seguivano le gesta del Cesenatico Calcio. Ma soprattutto c’erano le serate danzanti e le rubriche di musica popolare che rendevano la Romagna protagonista assoluta.
La sigla allegra, gli slogan ironici, i conduttori che improvvisavano battute e saluti: ogni dettaglio contribuiva a creare un legame fortissimo con il pubblico. Chi guardava TeleMare non era spettatore passivo, ma partecipe di un dialogo continuo. Bastava una telefonata per entrare in diretta, mandare un saluto, chiedere una canzone. Non sorprende che intere famiglie si ritrovassero davanti al televisore per ridere, ballare, cantare insieme a chi stava in studio.
Dietro le quinte, la creatività non mancava. I figli di Branzanti, Davide e Marco, svilupparono sistemi di regia automatica pionieristici, con videocassette che partivano grazie a meccanismi pneumatici e computer che gestivano gli spot pubblicitari. Una piccola emittente di provincia arrivò così a inventare soluzioni tecnologiche che incuriosirono persino realtà nazionali.
Negli anni Ottanta e Novanta, TeleMare raggiunse la sua massima popolarità. Il segnale arrivava in tutta la Romagna e persino nelle Marche, diffondendo il suo mix unico di folklore, leggerezza e informazione locale. Poi, a poco a poco, il mondo cambiò: le regole del mercato televisivo si fecero più stringenti, le grandi reti nazionali assorbirono il pubblico, e mantenere viva una realtà indipendente diventò difficile. Così, nei primi anni Duemila, TeleMare spense i suoi ripetitori.
Rimane però il ricordo: quello di un’emittente che parlava la lingua della gente, che portava in onda la quotidianità di un territorio e che riuscì a fare di un piccolo studio di Cesenatico un punto di riferimento per migliaia di telespettatori. Chi ha vissuto quell’epoca analogica sorride ancora ripensando alle dediche, alle orchestre, ai balli, alle battute in dialetto. E, in fondo, a quel saluto che risuonava come un marchio di fabbrica: semplice, diretto, inconfondibilmente romagnolo.
TeleMare non c’è più, ma nella memoria resta viva come una finestra spalancata su un mondo che oggi ci appare lontano, e che invece è stato vicino, vicinissimo, almeno fino a quando, ogni sera, bastava girare una manopola per ritrovarsi a casa.
