22 Settembre, 2026 Cesenatico

Tensioni al Resto del Carlino: scontro tra redazioni ed editore sul futuro delle testate

Momenti di tensione nel gruppo editoriale che pubblica Il Resto del Carlino, uno dei quotidiani storici dell’informazione romagnola e nazionale. Dopo un incontro avvenuto martedì a Bologna tra le rappresentanze sindacali, l’editore Andrea Riffeser Monti e il presidente di LMDV Capital Leonardo Maria Del Vecchio, è nato un duro confronto pubblico tra i Comitati di redazione e la proprietà.

I rappresentanti dei giornalisti hanno diffuso un documento in cui denunciano una situazione che, a loro giudizio, dura da anni. Nel testo ricordano come il gruppo editoriale – che comprende anche le testate La Nazione e Il Giorno – sia stato attraversato “da numerosi piani di riorganizzazione e da una lunga stagione di riduzione degli organici”. Secondo il coordinamento dei Cdr, negli ultimi decenni le redazioni “si sono progressivamente ridotte attraverso prepensionamenti e ammortizzatori sociali, con conseguenze pesanti sui carichi di lavoro”. 

I giornalisti sostengono che oggi molte redazioni locali operano “con personale limitato e con ritmi di lavoro molto intensi”, tra produzione delle pagine per l’edizione cartacea e aggiornamento continuo dei siti web. Una situazione che, secondo il sindacato interno, rischierebbe di incidere sulla qualità dell’informazione. Nel documento si critica anche quella che viene definita “una strategia aziendale troppo orientata al contenimento dei costi e poco agli investimenti editoriali”, soprattutto nel passaggio dalla carta al digitale.

Da qui la richiesta alla proprietà di aprire una nuova fase: maggiori investimenti, ingresso di giovani giornalisti, valorizzazione delle firme interne e un progetto editoriale “di lungo periodo” che metta al centro il lavoro delle redazioni.

Di segno opposto la replica dell’editore Andrea Riffeser Monti, che ha respinto con decisione le accuse. In una nota l’editore ha definito le affermazioni del comunicato sindacale “offensive” e ha sostenuto che la rappresentazione della realtà aziendale sarebbe “distorta e inveritiera”.

Riffeser Monti ha ricordato come il settore editoriale stia attraversando una crisi profonda, aggravata dal calo delle vendite e della pubblicità. Nonostante questo contesto, secondo l’editore, l’azienda avrebbe continuato a investire nel prodotto editoriale e a promuovere “numerose iniziative a sostegno delle testate”, con l’obiettivo di contenere la diminuzione dei ricavi e attrarre nuovi inserzionisti.

L’editore rivendica inoltre di aver “sempre cercato di difendere i posti di lavoro e le retribuzioni dei dipendenti del gruppo”, utilizzando strumenti considerati meno traumatici rispetto a possibili interventi più radicali. Nella sua replica sottolinea anche che i piani di riorganizzazione degli anni passati sono stati “condivisi e firmati dagli stessi organismi sindacali delle redazioni”.

Il confronto tra le parti, dunque, resta aperto e mette in luce le difficoltà che stanno attraversando molte aziende editoriali italiane. Da un lato le redazioni chiedono nuove risorse e una strategia più chiara per il futuro dell’informazione; dall’altro gli editori sottolineano i limiti imposti da un mercato in forte trasformazione. Un equilibrio non semplice da trovare, soprattutto per testate storiche che continuano a rappresentare un punto di riferimento per migliaia di lettori.

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