La storia della tombola affonda le radici nel XVIII secolo, quando a Napoli il re Carlo III di Borbone e il frate Gregorio Maria Rocco si scontrarono sul gioco del lotto: lo Stato voleva regolamentarlo, la Chiesa temeva che distraesse i fedeli durante le feste. Il compromesso portò a vietare il lotto a Natale; le famiglie trasformarono allora i numeri estratti in un gioco domestico, con cartelle e fagioli, dando vita alla tombola.
Da lì il passo è breve perché il gioco salga lungo la penisola e trovi casa anche in Romagna. Qui la tombola diventa tradizione di inverni freddi e sale riscaldate dal vociare, dalle battute in dialetto, dai premi semplici: salami, panettoni, cestini gastronomici, buoni spesa messi in palio da negozianti e associazioni.
Nelle canoniche, nei circoli ACLI, nelle sagre e nelle feste di paese, la tombola non è solo intrattenimento: è il modo più diretto per raccogliere fondi, sostenere la parrocchia, la squadra sportiva, il gruppo giovani, rinsaldare il legame tra famiglie e territorio.
È dentro questo solco che si inserisce la nuova stagione di tombole al Circolo ACLI della parrocchia di Bagnarola, dove dicembre diventa il mese del ritrovo fisso. Ogni giovedì alle 20.45, in via Cesenatico 710, la sala si riempie di cartelle, numeri scanditi al microfono e risate: un appuntamento riservato ai soci ACLI ma aperto, nello spirito, a tutta la comunità.
Qui la tombola torna alla sua funzione originaria: creare vicinanza reale, dare un motivo in più per uscire di casa, mettere allo stesso tavolo nonni, genitori e bambini, trasformando il semplice “ambo, terno, cinquina, tombola!” in un gesto collettivo.
Con l’avvio delle serate al Circolo ACLI, Bagnarola inaugura simbolicamente la “fase delle tombole” in Romagna: una tradizione antica che continua a parlare moderno, perché quello che conta non è la vincita, ma il piacere di ritrovarsi e riconoscersi comunità.