Con l’arrivo della bella stagione il copione si ripete. Sotto i portici dell’antico convento dei Cappuccini sono tornati a comparire i bivacchi dei senza tetto. Nelle immagini raccolte in questi giorni (le foto sono state scattate nelle prime ore di ieri) si vedono chiaramente due clochard stanziali, sdraiati a terra fra cartoni, coperte, sacchi, indumenti e oggetti personali, proprio all’ingresso di uno dei punti più delicati e simbolici della città.
Non si tratta soltanto di una questione di povertà, che merita rispetto e risposte vere. Il problema, ancora una volta, è il modo in cui questa situazione viene di fatto tollerata in un contesto che dovrebbe essere tutelato sotto il profilo del decoro, della sicurezza e dell’immagine urbana.
Siamo in un’area di pregio, a ridosso di un complesso storico e in una zona che, specie nei ponti primaverili e nei fine settimana, torna a riempirsi di visitatori. Ma a pochi metri da quel passaggio turistico c’è chi dorme all’aperto, vive alla meglio e, secondo le segnalazioni dei residenti, usa i dintorni come spazio di fortuna anche per i bisogni fisiologici.

Il nodo è pure educativo e sociale. Nei pressi transitano famiglie e bambini, anche per la presenza della scuola vicina. Ed è difficile far finta di nulla davanti a scene che, per quanto raccontino un disagio reale, restituiscono anche l’immagine di una città incapace di governare il problema.
Il trasferimento della Caritas nei Cappuccini era stato accompagnato da forti contestazioni già nei mesi scorsi, con manifestazioni pubbliche e timori espressi da residenti e operatori economici. La nuova sede è diventata operativa dopo il trasferimento da Villamarina, mentre il dormitorio invernale è rimasto attivo fino alla fine di aprile. Oggi, però, il punto è semplice: se questi sono i risultati, è legittimo chiedersi se quella collocazione fosse davvero la scelta migliore. E a dirlo, ormai, non sono più soltanto i critici della prima ora, ma anche persone che allora avevano sostenuto l’operazione e che oggi, davanti all’evidenza, iniziano a ricredersi.

