L’estate porta il sole, le ferie e, per migliaia di cittadini romagnoli, anche una nuova stangata sul trasporto pubblico. Dal primo giugno entreranno infatti in vigore nella nostra provincia le nuove tariffe di Start Romagna, con aumenti che toccheranno biglietti e abbonamenti e che rischiano di pesare sulle tasche di studenti, lavoratori e pendolari.
La motivazione ufficiale è nota: aumento dei costi di gestione, carburanti più cari e necessità di mantenere sostenibile un servizio che negli ultimi anni ha subito pressioni economiche sempre maggiori. Una spiegazione che può avere una logica sul piano dei conti, ma che inevitabilmente apre una domanda: perché il prezzo delle difficoltà deve finire sempre nelle tasche di chi utilizza i mezzi?
Tra le modifiche più evidenti c’è il rincaro del biglietto singolo e degli abbonamenti mensili, con aumenti che interesseranno una vasta platea di utenti. Previsti anche adeguamenti per i carnet e per altre formule di viaggio. Alcune categorie saranno in parte tutelate: chi possiede abbonamenti annuali in corso manterrà le condizioni attuali fino alla scadenza e sono state confermate alcune agevolazioni per studenti e fasce più fragili.
Ma il nodo politico e sociale resta aperto. Da anni si ripete che il trasporto pubblico rappresenta una delle chiavi per ridurre traffico, inquinamento e dipendenza dall’auto privata. Eppure, quando si passa dalle parole ai fatti, il messaggio rischia di diventare contraddittorio: si invita a lasciare l’auto in garage, ma prendere l’autobus costa sempre di più.
La sensazione, per molti utenti, è quella di assistere a un copione già visto: aumentano i prezzi, mentre chi ogni giorno usa i mezzi si chiede se il servizio riuscirà davvero a migliorare nella stessa misura. Perché chiedere sacrifici è semplice. Convincere i cittadini che ne valga la pena, molto meno.