22 Settembre, 2026 Cesenatico

TTG Rimini, i balneari alzano lo scudo: “Senza indennizzi è esproprio. Pronti al ricorso”

Più che una fiera del turismo, un tribunale dell’opinione pubblica. Al TTG di Rimini, complice la passerella del ministro dei Trasporti Matteo Salvini, il dossier balneare torna a infiammare gli animi. Nella sala del convegno “Un futuro per la balneazione attrezzata italiana” i rappresentanti delle sigle di categoria scandiscono un messaggio: concorrenza sì, ma non a costo di azzerare il valore d’impresa costruito in anni di investimenti.

Il presidente di Sib-Confcommercio, Antonio Capacchione, mette in fila numeri e strappi politici. “Sono passati troppi anni, sette governi e una sfilza di ministri senza soluzione. Intanto si celebra il ‘miracolo turistico italiano’, ma oltre il 39% delle presenze si concentra nel balneare: siamo l’ammiraglia del settore”. 

Il cuore del contendere sono gli indennizzi al concessionario uscente, che Bruxelles non vuole riconoscere: “Non chiediamo soldi per andarcene, chiediamo il diritto a continuare a lavorare. Negare l’indennizzo equivale a dire che tutte le aziende hanno un valore tranne le nostre. Se si arriverà a una confisca senza ristori, preparatevi a un contenzioso colossale”.

Capacchione invoca una “applicazione corretta” della Bolkestein: prima di mettere a bando, verificare la reale scarsità della risorsa. Poi chiede di sbloccare la governance: la legge che trasferisce alle Regioni il demanio marittimo non è mai stata resa operativa. E sui canoni denuncia distorsioni: “C’è chi paga tanto e chi poco, così si scoraggiano gli investimenti”. Nel mirino anche i Comuni, “esattori dello Stato” senza fondi adeguati per rendere fruibili le spiagge libere.

Sulla stessa linea Diego Casadei di Oasi Confartigianato: “Solo le nostre imprese, pare, non avrebbero valore”. Maurizio Rustignoli di Fiba Confesercenti ricorda che le gare sono state accettate “obtorto collo”, ma senza rinunciare al riconoscimento del valore d’azienda. E punta il dito contro “un’eccessiva rigidità dei burocrati europei”, accusati di non cercare un punto d’equilibrio: “Non vogliamo privilegi, ma neppure farci espropriare”.

Per Marco Maurelli, presidente di Federbalneari Italia, la politica deve “passare dalle parole ai fatti”. Il decreto indennizzi è “fermo al palo” e necessita del via libero della Commissione europea e del Consiglio di Stato. Inoltre, avverte, “il tempo stringe” anche sulla modifica dell’articolo 49 del Codice della navigazione, oggi percepito dagli operatori come una lama sospesa che toglie certezza sul futuro.

La partita resta apertissima. Da una parte la spinta alla concorrenza e alla trasparenza; dall’altra imprese che rivendicano investimenti, professionalità e continuità. Senza una cornice chiara, il turismo balneare rischia una lunga stagione di carte bollate. E l’Italia, che del mare ha fatto il suo biglietto da visita, non può permetterselo.

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