Cesenatico continua ad essere una delle capitali romagnole del turismo all’aria aperta. A guidare due strutture simbolo del nostro territorio – Cesenatico Camping Village e Pineta sul Mare – è Terzo Martinetti, presidente di Glamping. Dopo un’estate 2025 con occupazioni al 95–96% e un piano “green” da 3 milioni di euro, Martinetti – ospite di PodcArt, il podcast di Art Mbt – mette a fuoco le priorità: potere d’acquisto delle famiglie, investimenti strutturali e collegamenti più efficienti.
Terzo, com’è andata l’estate 2025 per i vostri villaggi?
È stata una stagione di luci e ombre: il contesto non era facile, ma noi abbiamo lavorato molto bene, con occupazioni al 95–96% per larga parte dell’estate. Il rovescio della medaglia è lo sforzo commerciale: per raggiungere questi numeri abbiamo investito parecchio in promozione e pubblicità, con costi importanti. Presenze e ricavi però, alla fine, ci hanno soddisfatti.
Il turismo en plein air sembra crescere. Perché?
Perché offre spazi ampi, vita informale e privacy. Le case mobili moderne sono vere unità abitative: più camere, più bagni, grandi verande da 10–14 mq all’ombra, angoli di relax e di gioco. Chi le prova difficilmente torna alla camera d’albergo tradizionale.
Eppure il turismo romagnolo nel complesso fa fatica. Da dove ripartire?
Dal potere d’acquisto. Il carrello della spesa costa di più, i salari sono fermi: la capacità di spesa si è impoverita. Alcune misure fiscali, come detassare una quota degli stipendi, aiuterebbero anche il turismo.
Cosa devono fare i privati in Riviera?
Due cose difficili ma inevitabili: ammodernare le strutture e fare una politica commerciale più efficace, che parli sia ai clienti storici sia ai nuovi. Come destinazione, ultimamente, su questo siamo stati un po’ carenti.
Riqualificare costa: gli strumenti urbanistici bastano?
No. Servono soprattutto strumenti finanziari: la vera riqualificazione richiede interventi milionari per singola struttura e mutui a 20–30 anni perchè i dieci anni canonici per rientrare da un finanziamento non bastano più. Le banche devono erogarli, gli imprenditori ripagarli, ma con garanzie pubbliche – Stato o Regione, anche tramite consorzi fidi – e, dove possibile, abbattimento dei tassi. Con 200–300 mila euro non si cambia passo.

La Regione ha annunciato incentivi alla riqualificazione. Che cosa vi aspettate?
Rapidità e operatività. Programmi chiari, garanzie sui finanziamenti e procedure snelle. Così il settore può investire e programmare.
Capitolo collegamenti: aeroporti e viabilità possono fare la differenza?
Moltissimo. Nell’arco di 3-4 anni dobbiamo creare una regia unica tra i principali aeroporti regionali: niente concorrenza interna, ma promozione coordinata per portare nuovi voli turistici. La variante A14 a Bologna può aiutare, purché in tempi ragionevoli: con 8–9 ore d’auto un milanese ha mezzo mondo alternativo a portata di volo.
Avete annunciato un piano “green” da 3 milioni. In cosa consiste?
È un progetto che unisce imprenditore ed istituto bancario. Puntiamo su ambiente e qualità: nei campeggi abbiamo 1.400 alberi e ampie aree verdi che vogliamo preservare e potenziare. Miglioriamo sentieri e viabilità interna con soluzioni rispettose del contesto e abbiamo realizzato un parcheggio fotovoltaico: al Cesenatico Camping Village l’impianto produce oltre 300 kWh di energia pulita, un contributo concreto ai consumi.
Nella gestione del tuo campeggio oggi c’è anche la famiglia. Quanto conta?
Moltissimo. Mio figlio Lorenzo è entrato a pieno titolo su gestione, marketing e innovazione; Patrizia porta equilibrio e una cultura turistica di famiglia. In un’azienda grande la famiglia resta un valore aggiunto.
Un bilancio imprenditoriale di questi anni?
In dieci anni abbiamo triplicato il fatturato da 4 a 12 milioni di euro. Siamo passati dal solo campeggio stagionale a un mix: oltre 400 case mobili, stanziali, passaggio, camper, con un villaggio aperto 9–10 mesi e l’altro 4–5 mesi. La chiave è stata investire e tenere alta la qualità dell’esperienza.