7 Novembre, 2026 Cesenatico

Turismo, il piano “colosso” da 11 milioni: l’elefante ha partorito un topolino

È stato presentato come “il primo tassello” di una strategia coraggiosa. Nei fatti, il bando promesso dalla Regione per la riqualificazione delle strutture ricettive dell’intera regione somiglia a una scenografia ben illuminata dietro cui c’è poco o nulla. Undici milioni di euro di risorse regionali: questa la cifra che dovrebbe “innescare” almeno 60 milioni di investimenti tramite credito agevolato garantito (altri 20 milioni). Numeri che, messi in fila, gridano l’ovvio: non basta.

Partiamo da un ragionamento elementare: solo sulla costa romagnola gli hotel sono circa 3.000. Dividiamo pure in modo grossolano: 11 milioni/3.000 = 3.666 euro per albergo. Neppure il costo di un cappotto termico per due camere, figuriamoci un restyling serio o una transizione digitale degna di questo nome. 

Anche prendendo per buona la “leva” promessa, 60 milioni/3.000 = 20.000 euro di investimento medio: una mano di vernice e qualche sensore smart? È questa l’“innovazione” evocata nei comunicati trionfali? 

Per altro, non parliamo certo di contributi a fondo perduto, ma di prestiti. Denaro che gli imprenditori dovranno restituire con procedure, garanzie, tempi e costi. Nel frattempo la concorrenza internazionale corre su standard che richiedono milioni, non spiccioli: efficientamento energetico profondo, accessibilità universale, sicurezza, digitalizzazione dei processi, formazione del personale, standard ESG certificati. Qui, invece, si pretende di cambiare il volto di un’industria con l’equivalente di un buono-lampadine.

La retorica istituzionale elenca obiettivi nobili – strutture moderne, digitali, inclusive e sostenibili – e ricorda che il turismo vale quasi il 12% dell’economia regionale, con 15mila imprese e 45mila addetti. Proprio per questo la sproporzione è imbarazzante: a un settore che chiede politiche industriali vere, si risponde con un micro-bando e l’ennesimo rinvio operativo (domande dall’8 gennaio 2026). A stagione finita, si promette che “arriverà un nuovo Eureka”, ma tutti sanno che, con queste cifre, i progetti non potranno mai trasformarsi in cantieri.

Si dirà: è solo l’avvio, il “primo tassello”. Speriamo. Perché se questo è il piano con cui la Regione intende “rilanciare il turismo”, allora il vecchio adagio suona tristemente attuale: gli imprenditori non possono permettersi di fidarsi delle promesse politiche. In anni eccezionali si erano annunciate misure eccezionali; nella realtà, l’assessora Frisoni e la Giunta consegnano un provvedimento che sembra un panno caldo sulla testa del moribondo. 

Lo abbiamo scritto mille volte e lo ripetiamo: la Riviera ha bisogno di investimenti seri, non di pacche sulle spalle. Occorre rifinanziare in modo robusto i fondi, destinare quote strutturali a contributi diretti, accelerare le autorizzazioni per le riqualificazioni, costruire un vero piano pluriennale con target misurabili su qualità, destagionalizzazione, lavoro e sostenibilità. Fino ad allora, chiamare “piano” 11 milioni è esercizio di demagogia. E continuare a confondere credito con risorse significa scaricare ancora una volta il rischio sul privato, salvo poi intestarsi i meriti a posteriori.

Per ora, purtroppo, l’elefante ha partorito un topolino. E il turismo emiliano-romagnolo, che merita ben altro, resta in attesa di una cura vera, non di un cerotto contabile.

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