C’è un documento che la difesa di Lerry Gnoli, il ruspista 54enne accusato di omicidio colposo per la morte di Elisa Spadavecchia, considera decisivo.
Nel ricorso in Cassazione gli avvocati Carlo Benini e Vittorio Manes richiamano la determina 43/2024 del Servizio Demanio del Comune di Cervia: autorizzava “formazione, manutenzione e stendimento di una fascia dunosa” fino al 31 maggio 2025. Dunque, il 24 maggio – giorno dell’investimento sulla spiaggia di Pinarella – i lavori sarebbero stati coperti dall’atto amministrativo, in contrasto con la linea iniziale del Comune che li definì “non autorizzati” e annunciò, con il sindaco Mattia Missiroli, la costituzione di parte civile.
Secondo la determina, l’intervento era affidato alla Cooperativa bagnini di Cervia tramite Consorzio Consar; tra i soggetti e i mezzi autorizzati figurano lo stesso Gnoli e il figlio Lorenzo, entrambi indagati. L’atto imponeva andature “a passo d’uomo”, chiusura dell’arenile durante le manovre e sospensione in caso di particolare affollamento. Quella mattina il clima era fresco e la spiaggia poco frequentata; accanto alle colonie uno stabilimento era aperto, ma – rileva l’indagine – mancavano le previste delimitazioni e segnalazioni.
Il documento prescrive inoltre la rimozione delle dune entro il 31 maggio e il ripristino “uniforme” dell’arenile, operazione che Gnoli avrebbe completato quando, in retromarcia, ha travolto la vittima.
Eventuali danni, si legge, sono a carico degli autorizzati, escludendo responsabilità dirette del Comune. Per la difesa ciò dimostra che l’attività non fosse abusiva: l’incidente sarebbe avvenuto nell’ambito di lavori regolarmente autorizzati, mentre l’idea di un cantiere concluso da venti giorni “non trova riscontro negli atti”.