Una scena come tante: un’auto esce dalla carreggiata ed urta accidentalmente, abbattendolo, un delineatore, ovvero il classico paletto catarifrangente. Il Comune di Cesena corre ai ripari e richiede, come da prassi, la sostituzione del dispositivo.
L’impresa incaricata presenta un preventivo che, già alla prima pagina, totalizza 1.216,94 euro “a riportare”. Dentro questo subtotale c’è il cantiere temporaneo, mezzo punto-giorno a 500,00 euro, pari a 250,00 euro per recinzioni, segnalazioni e gestione minima del traffico. C’è il nolo a caldo dell’autocarro a cassone per 4 ore a 157,20 euro/ora, per 628,80 euro. Compare poi il caposquadra: 4 ore a 45,96 euro/ora, 183,84 euro ulteriori. Per forare l’asfalto si addebita la mototrivella a scoppio per mezza giornata a 150,00 euro, cioè 75,00 euro. La fornitura del delineatore di margine in PVC (norme europee, gemma bicolore) costa 34,53 euro; la malta per l’inghisaggio è calcolata in 25 unità a 1,80 euro, per 45,00 euro. In coda c’è la voce “rilievo danni e direzione lavori”: nel documento la riga non reca un importo autonomo, risultando assorbita nel subtotale (ed è qui che si percepisce la sovrapposizione tra costi tecnici e organizzativi su un intervento minuscolo).
La seconda pagina aggiunge i cosiddetti “oneri accessori”. Lo smaltimento rifiuti con trasporto all’impianto autorizzato vale 69,75 euro. Gli oneri D.Lgs 81/2008 (formazione, sorveglianza sanitaria, DPI, POS) sono forfettati a 55,00 euro. Infine l’“incidenza sicurezza” calcolata in percentuale sul totale delle lavorazioni pesa 107,34 euro (prezzo unitario 107,335 arrotondato). Sommando si arriva agli ormai celebri 1.449,03 euro IVA esclusa.
Ogni riga, presa da sola, ha giustificazioni regolamentari: la sicurezza degli operatori non è negoziabile, la tracciabilità dei rifiuti è dovuta, i mezzi hanno minimi orari. Ma è l’insieme che non sta in piedi. Per un oggetto di pochi centimetri quadrati, i costi fissi divorano la prestazione: l’autocarro per quattro ore, il caposquadra oltre agli operai, la mototrivella a giornata frazionata, la direzione lavori, le percentuali di sicurezza applicate “a prescindere”. Il risultato è che un ripristino potenzialmente da 1–2 ore diventa una pratica da quattro cifre, senza alcun ribasso commerciale. E l’alibi “paga l’assicurazione” è fuorviante: prezzi così finiscono per condizionare i premi e i listini pubblici, quindi rientrano dalla finestra nelle tasche di tutti.
Qui non si discute la legalità delle procedure, ma la proporzionalità e il buon senso amministrativo. Un Comune può e deve pretendere pacchetti a prezzo fisso per micro-ripristini (mezzo leggero, attrezzatura, un tecnico, sicurezza essenziale), tetti massimi e sconti minimi sugli affidamenti in prontezza, oltre a pubblicare tempi, ore-uomo e foto prima/dopo accanto al computo. Finché un paletto continuerà a costare 1.449 euro + IVA, lo scandalo non sarà il clamore sui social, ma la normalizzazione dello spreco. E lo spreco, anche quando è “assicurato”, resta una sconfitta della buona amministrazione.

