Cesenatico stamattina sembrava un set già pronto: neve, Porto Canale innevato, aria gelida e quella luce perfetta che ti fa pensare “ok, oggi anche senza filtro si può”.
Poi è arrivata lei, la Fiamma Olimpica di Milano-Cortina 2026, e si è acceso un altro fuoco, molto più moderno: l’ossessione del selfie. Non per cattiveria, ma per istinto. Perché un conto è “ho visto passare la fiamma”, un altro è “ce l’ho in bacheca”. E nel 2026, si sa, la seconda vale il doppio.
La scena si è ripetuta in loop: arriva il tedoforo, applausi, emozione… e a un certo punto spuntano i telefoni come in una coreografia. Il bello è che oggi il protagonista non era il tedoforo, poveretto: era diventato quasi un supporto tecnico, uno di quei dettagli necessari per reggere la torcia mentre tu metti la faccia e cerchi l’inquadratura giusta. Molti non guardavano nemmeno chi avessero davanti: puntavano dritti alla fiamma, come fosse una celebrity. “Scusa, una foto al volo?” significava in realtà “non ti offendere, ma mi serve la torcia”.
Tra guanti che non prendono il touch, respiri che appannano la camera e tremori da freddo, il Porto Canale è diventato il circuito di una nuova disciplina: la staffetta del “dai rifacciamola che è mossa”. E alla fine Cesenatico è andata a letto spaccata in due: da una parte i vincitori, quelli che hanno sfidato gelo e timidezza e ora hanno la prova definitiva di esserci stati; dall’altra gli sconfitti, quelli che “non volevo disturbare” e ora si consolano con una foto lontana, un puntino luminoso e tanta, tanta rosicata. Perché la fiamma passa, ma il rimpianto… resta.