22 Settembre, 2026 Cesenatico

“Un seminario vuoto”: la prima sfida del vescovo Caiazzo

“Ho trovato il seminario senza alcun aspirante sacerdote; a Matera ne avevo tredici”. La frase dell’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo – per tutti don Pino, insediato il 16 marzo – fotografa senza giri di parole la crisi delle vocazioni nella diocesi di Cesena-Sarsina. 

Il dato zero non è solo simbolico: significa un futuro immediato con meno preti e comunità più fragili. L’età media del clero è 68 anni (contro i 53 che Caiazzo aveva lasciato in Basilicata) e la “coperta corta” costringe a scelte d’emergenza: “A chi ha compiuto 75 anni ho chiesto di posticipare di un anno il pensionamento – spiega – per garantire la presenza del sacerdote e il passo pastorale delle parrocchie”.

La constatazione è maturata in questi mesi di ascolto “sul campo”: passeggiate in centro, visite a associazioni e imprese, colloqui in episcopio. La Caritas, da mezzo secolo sentinella del territorio, segnala un intreccio di disagio abitativo e fragilità economiche che investe famiglie e giovani. In questo scenario il seminario vuoto pesa doppio: mancano non solo i ministri per i sacramenti, ma anche figure capaci di tenere insieme comunità, educazione, reti di prossimità.

Da qui alcune linee di marcia. Primo: riaccendere la domanda vocazionale là dove sembra spenta. “Servono testimonianze credibili e prossime – dice Caiazzo –. Non bastano slogan: occorrono presbiteri e laici che raccontino una vita piena, relazioni semplici, porte aperte”. Secondo: pastorale flessibile, superando l’idea del parroco immobile per decenni. “Con poche forze dobbiamo imparare a condividere: unità pastorali vere, collaborazione tra presbiteri, diaconi e comunità, valorizzazione dei ministeri laicali”. Terzo: una cultura della chiamata che attraversi scuole, oratori, università, social. “La vocazione nasce dall’incontro. Per questo torneremo nelle periferie, nelle piazze, nei luoghi del lavoro”.

Il vescovo non nasconde le difficoltà ma rifiuta toni declinisti: “Il seminare oggi è faticoso, ma il Vangelo cresce nelle pieghe della vita quotidiana”. Per questo annuncia giornate di preghiera per le vocazioni, laboratori di discernimento per adolescenti e giovani ed un lavoro di accompagnamento personale con famiglie ed educatori. Sullo sfondo, la collaborazione con il Comune: “La Chiesa può indicare criticità; la città ci aiuti a creare contesti favorevoli per chi desidera donarsi”.

Il banco di prova resta quel portone chiuso in via seminario: se lì tornerà la voce dei ragazzi – anche pochi, anche uno alla volta – la diocesi avrà già invertito la rotta.

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