21 Settembre, 2026 Cesenatico

Un supereroe in corsia: al “Bufalini” l’uomo che non sente dolore

Ieri, nel reparto di Medicina d’urgenza dell’ospedale “Bufalini”, i medici hanno dimesso un paziente fuori dall’ordinario. Per tutela della privacy non riportiamo generalità e dettagli anagrafici completi, ma la storia – quella sì – merita attenzione. Parliamo di un uomo di 72 anni, residente a San Mauro Pascoli, con alle spalle una vita di lavoro manuale e un tratto clinico rarissimo: il suo corpo non avverte la percezione del dolore.

In medicina questa condizione rientra nel grande capitolo dell’insensibilità congenita (in inglese Congenital Insensitivity to Pain, CIP): un fenotipo estremamente raro in cui la nocicezione, cioè il segnale “allarme” che di solito ci salva la vita, non arriva (o arriva in modo gravemente alterato) al cervello. Le basi sono genetiche: sono state, infatti, identificate mutazioni in diversi geni coinvolti nelle vie del dolore e nello sviluppo dei neuroni sensoriali. 

Al di là delle evidenze scientifiche, il suo caso ha fatto rumore: l’uomo è arrivato al pronto soccorso di Cesena con una polmonite da pneumococco importante e complicanze metaboliche, ma senza la tipica “spia” dei sintomi dolorosi che, nel bene e nel male, spingono a chiedere aiuto. È una condizione che obbliga medici e paziente a una medicina più “oggettiva”: controlli, esami, parametri, perché il corpo può stare male senza riuscire a “dirlo” con il linguaggio più comune, quello del dolore. 

C’è poi il racconto personale, quasi mitologico: lui collega tutto a un presunto shock termico alla nascita, quando rimase a lungo al freddo perchè, in quel febbraio del 1952, a Sant’Agata Feltria, suo padre – in sella ad un asinello – non riuscì ad arrivare in tempo per caricare la moglie partoriente. Lui rimase al freddo per oltre due ore e, da quell’esperienza, si generò questa rarissima sindrome che provoca insensibilità congenita al dolore.

Nel reparto, la storia che tutti ripetono (con un misto di incredulità e prudenza) è quella dell’incidente da falegname: un dito tranciato e, al posto dell’urlo, la lucidità di chi guida fino al pronto soccorso con l’arto nell’altra mano e la richiesta più “normale” del mondo: “Me lo riattaccate?”. E così, tra denti tolti senza anestesia e incidenti di cui non si è mai accorto, ieri la sua storia ha fatto il giro dell’ospedale: quella del paziente “supereroe” che ha mai conosciuto il brivido del dolore. 

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