7 Novembre, 2026 Cesenatico

Usura, droga e manodopera fittizia: gli “alert” in Romagna nel rapporto dell’antimafia

C’è una Romagna che continua a fare gola. Non solo spiagge, turismo e logistica: il 2024 raccontato dalla DIA certifica come il territorio romagnolo resti un incrocio di interessi criminali, dove i nomi dei clan storici si affacciano sulle inchieste condotte in Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena. 

Qui le “imprese mafiose”, per dirla con il lessico degli investigatori, cercano spazio nella finanza del quotidiano – il prestito, il lavoro, il porto – mentre la reazione dello Stato si misura in sequestri, arresti e interdittive.

A Rimini la DIA elenca presenze “accertate” di soggetti collegati a cosche crotonesi e segnala, nel recente passato, l’operatività di clan napoletani e casertani. Il 22 febbraio 2024 la Guardia di finanza ha eseguito un sequestro preventivo per circa 80 mila euro a un pluripregiudicato campano ritenuto “vicino” al clan Nuvoletta: secondo gli atti, aveva concesso 86mila euro a un imprenditore locale pretendendo un tasso superiore al 90% annuo. L’indagine nasce dagli sviluppi di “Paper Moon 2”, la procedura che nel dicembre 2021 portò a misure cautelari per estorsione, usura, furto e intestazione fittizia tra Romagna e Mondragone (Caserta). I provvedimenti sono del Tribunale di Rimini e riportano gli estremi dei registri; i nomi degli indagati non sono indicati in Relazione. Ma i cognomi dei clan – Nuvoletta in testa – bastano a raccontare la qualità del rischio.

Il fronte Ravenna parla la lingua dei container. Il 23 aprile 2024 Guardia di finanza e Polizia di Stato hanno sequestrato circa 150 chili di cocaina su un mercantile con bandiera delle Isole Marshall proveniente dal Nord Europa: una dote che, al dettaglio, avrebbe fruttato 25 milioni di euro e oltre 310 mila dosi, secondo le stime ministeriali riportate dalla DIA. È il cuore logistico della Romagna a fare la differenza: l’accesso marittimo, i collegamenti con i corridoi europei, l’ideale “zona di passaggio” per reti che uniscono Sudamerica, Nord Europa e Italia. Poche settimane dopo, il 4 giugno 2024, i Carabinieri hanno arrestato a Faenza un cittadino albanese destinatario di Ordine di indagine europeo del Tribunale di Anversa e già ritenuto ai vertici di un’organizzazione transnazionale dedita a narcotraffico e rapine a mano armata: anche qui, la Relazione non fornisce generalità, ma fotografa con precisione il profilo criminale e il raccordo con la DDA di Firenze.

Tra Rimini, Bologna, Forlì-Cesena, Reggio Emilia e Pesaro-Urbino, il 9 dicembre 2024 i Carabinieri hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare per 12 persone: contestati, a vario titolo, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione e del lavoro, corruzione continuata. Gli inquirenti hanno ricostruito un sistema di assunzioni fittizie per ottenere nulla osta e permessi di soggiorno, un meccanismo che usa la forza amministrativa del lavoro per piegare le regole dell’ingresso in Italia. Un’altra faccia della Romagna che attira: mercato del lavoro estivo, filiere della cura, edilizia. Le persone coinvolte – italiane e straniere – non sono nominate nella Relazione, ma la geografia investigativa indica con chiarezza le province romagnole.

Il quadro si inserisce in un contesto regionale di pressione costante. Nel 2024 in Emilia-Romagna le interdittive prefettizie antimafia sono state 109 (45 nel primo semestre, 64 nel secondo), un dato che misura il tentativo delle mafie di contaminare appalti, forniture e cantieri. I Gruppi interforze passano al setaccio persone, imprese e mezzi; nelle statistiche si legge la fatica quotidiana di chi prova a tagliare i ponti tra economia legale e capitali criminali.

Sullo sfondo, la DDA di Bologna tiene il filo delle indagini sul narcotraffico a regia albanese, con basi logistiche in Modena e diramazioni verso Bologna e la costa: ordini cautelari, sequestri e monitoraggi di viaggi fino all’Ecuador confermano una filiera che guarda all’Adriatico come porta di transito e di smercio. 

La Romagna, insomma, non è periferia: è cerniera. E nelle pieghe della quotidianità – il prestito “facile”, il contratto di lavoro, la banchina del porto – si infilano i cognomi che non hanno bisogno di presentazioni: Nuvoletta, i cartelli albanesi del bianco, le sigle dei cult nigeriani quando risalgono la via Emilia.

L’ultima riga è di metodo. La DIA parla di “imprese mafiose” capaci di permeare le amministrazioni locali anche oltre i territori storici, grazie a alleanze, colletti bianchi e professionisti compiacenti. È la traiettoria che tocca pure la Romagna: non l’assalto plateale, ma l’infiltrazione paziente. Ed è su questo terreno che nomi e cognomi – delle famiglie, delle Procure, dei comandi territoriali – continueranno a incrociarsi. Perché la linea del fronte, qui, non è un confine: è una filiera.

Fonti: Relazione DIA 1°-2° semestre 2024; estratti su Rimini, Ravenna, Faenza e operazioni multi-provinciali (Forlì-Cesena), interdittive Emilia-Romagna.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Immagine di Redazione

Redazione

La nostra redazione è composta da appassionati di Cesenatico e della sua comunità, che con dedizione e passione si impegnano a raccontare storie, eventi e novità che animano la nostra realtà locale.