La vela al terzo, una delle immagini più riconoscibili della marineria adriatica, è al centro di una candidatura a patrimonio culturale immateriale UNESCO promossa da Italia, Croazia, Francia, Grecia, Spagna e Svizzera. Il riconoscimento ufficiale è atteso nelle prossime settimane e punta a proteggere un sapere antico, fatto di tecniche di navigazione, pesca tradizionale, artigianato e memoria collettiva.
Diffusa soprattutto nel medio e alto Adriatico, la vela al terzo rappresenta l’ultima evoluzione della vela da lavoro prima dell’arrivo del motore. Non è dunque soltanto un elemento scenografico o folcloristico, ma il segno concreto di un mondo in cui il mare era lavoro quotidiano, rischio, fatica e conoscenza tramandata di padre in figlio.
A Cesenatico, città che conserva nel porto canale e nel Museo della Marineria uno dei patrimoni navali più importanti dell’Adriatico, il tema sarà al centro di un incontro in programma sabato mattina (13 giugno) al Museo della Marineria e promosso dal Tribunato di Romagna. Sono previsti il saluto del sindaco Matteo Gozzoli e un messaggio del vicesindaco di Ravenna, il Tribuno Eugenio Fusignani.
La relazione principale sarà affidata a Stefano Medas, archeologo subacqueo e navale dell’Università di Bologna, presidente dell’Istituto Italiano di Archeologia e Etnologia Navale. Medas approfondirà in particolare il significato dei colori e dei simboli dipinti sulle vele delle barche tradizionali adriatiche, elementi che non avevano solo valore decorativo, ma servivano anche a identificare famiglie, equipaggi e comunità.
Spazio anche agli altri segni della tradizione marinara, dagli occhi dipinti sulla prua delle imbarcazioni alla “cuffia” posta sulla sommità dell’asta di prua, simboli antichi legati alla protezione, all’identità e al rapporto profondo fra l’uomo e il mare.
Per il Tribunato di Romagna, sostenere la candidatura della vela al terzo significa difendere un pezzo vivo dell’identità romagnola e adriatica, insieme al liscio, ai dialetti e alla cucina tradizionale. Un patrimonio che non appartiene solo al passato, ma può diventare una risorsa culturale per il futuro.