22 Settembre, 2026 Cesenatico

Ventinove estati di salvataggi: la vita sul moscone di Pietro Arcangeli

Sul bagnasciuga di Gatteo Mare il suo volto è ormai familiare quanto l’orizzonte. Da quasi trent’anni, infatti, Pietro Arcangeli – capo salvataggio della Cooperativa di Gatteo Mare – sale ogni mattina sul suo moscone rosso, scrutando le onde e garantendo sicurezza a turisti e residenti. Un mestiere che è diventato vita e che, nell’estate 2026, festeggerà le sue trenta stagioni.

Pietro, in 29 anni di professione, quali sono le difficoltà maggiori che hai incontrato in questo lavoro?

La cosa più difficile è mantenere la concentrazione per tante ore con la stessa intensità. Sia che tu abbia una persona in acqua o 300 non cambia niente: non distrarsi mai è la cosa più difficile.

Spesso salvate la vita alle persone e, per questo, vi considerano degli “eroi”…

No assolutamente, noi cerchiamo solo di far bene il nostro lavoro, non siamo eroi.

L’intervento più difficile che hai fatto?

Ne ho in mente diversi, per esempio i malori in acqua per i quali spesso sono necessarie le manovre di rianimazione. Se viene fatta con i polmoni “liberi” offre molte probabilità di salvare la vita a chi ha avuto un malore, se invece, cadendo anche a riva, viene inalata acqua salata, la situazione diventa molto più critica; se poi il soggetto è anziano, quasi impossibile. In generale, però, gli interventi più impegnativi sono quelli vicino all’imboccatura degli scogli, a più di 100 metri dall’arenile. Quando arrivi a tutta velocità con il moscone non hai più fiato e, invece, lo devi trovare perchè quello è il momento più importante, quello in cui devi restare lucido e con i nervi saldi. Tempistica e scelte in quegli attimi fanno la differenza.

Tra il turismo degli anni 80 e quello attuale quali cambiamenti hai notato?

Quelli che hanno notato tutti, ovvero un radicale cambiamento della clientela. A fine anni ’80 qui in riviera venivano tantissimi tedeschi, molti stranieri del nord Europa e ovviamente gli italiani… oggi invece quella clientela è stata in buona parte sostituita dai “nuovi italiani”: i rumeni, gli albanesi, quegli stranieri che ormai da decenni vivono e lavorano in Italia e che oggi scelgono la Romagna per trascorrere le loro vacanze.

L’Ordinanza balneare, ormai da 2 anni, obbliga i salvataggi durante la pausa pranzo al “mezzo servizio”: tradotto, anziché vigilare su 150 metri di fronte, nell’ora in cui a pranzo la metà degli addetti se ne va, quelli che restano devono vigilare su un fronte doppio, ovvero 300 metri. Meglio il vecchio sistema in cui, quando tutti vanno a pranzo, si issa la doppia bandiera rossa oppure quello attuale?

Difficile dire quale sia la scelta migliore, diciamo che entrambe hanno pro e contro. Certo se qualcuno in acqua accusa un malore ed è a 150 metri da te, è difficile vederlo e, se non intervieni subito, ogni respiro è una boccata d’acqua e questo spesso può essere letale. Nell’altro caso, con la totale assenza di servizio, non avendo come un tempo un moscone davanti ad ogni stabilimento, per chiunque si trovi a riva l’intervento diventa molto complicato. La cosa migliore sarebbe istituire due turni di lavoro, dalle 08.00 alle 14.00 e poi dalle 14.00 alle 20.00 in modo da avere la copertura completa del servizio oltre che garantire la vigilanza anche in orari oggi ‘non obbligatori’. Orari in cui comunque i malori avvengono, ma il servizio non è ancora iniziato o è già finito.

È sempre più difficile trovare giovani disposti a fare i salvataggi: quali secondo te le ragioni?

Difficile dirlo. Molti prendono il brevetto per guadagnare punti poi all’ISEF, il loro scopo quindi non è entrare a far parte del servizio di salvamento al mare. Io questa mancanza di giovani non la capisco, questo è il lavoro più bello del mondo ma, evidentemente, non tutti la pensano così.

Con 2 bandiere rosse ed un mare molto agitato l’eventuale intervento da parte del salvataggio, in caso qualcuno sia in difficoltà, viene considerato ‘a sua discrezione’, ovvero la legge non t’impone, in precise condizioni, di rischiare la vita per salvarne un’altra. Ti è mai capitato di dover prendere questa decisione?

Una volta sola: due sconsiderati decisero di oltrepassare l’imboccatura delle scogliere nonostante le bandiere rosse ed il mare molto mosso. Parliamo di onde di 4 metri, quando l’effetto risacca non ti permette più di rientrare e quindi tu vai nel panico, ti stanchi e rischi la vita. Di fatto, in quella circostanza, la possibilità di andarli ad aiutare era davvero esigua. Quella volta ho avuto dei dubbi se intervenire, perché con il moscone sarei potuto forse uscire, ma poi rientrare sarebbe stato impossibile, sarei quindi potuto cadere in acqua, con la conseguenza di trovarmi anch’io in pericolo di vita. Fortunatamente uno dei due, aggrappandosi alla scogliera, si è fatto catapultare di qua dalle onde, rischiando parecchio, mentre l’altro ha mantenuto la lucidità ed è potuto rientrare dirigendosi a nuoto verso la foce del Rubicone, dove la risacca non c’è”. 

Lavoceromagnola

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