La Summer School della Scuola di Politiche, fondata da Enrico Letta e diretta da Grazia Iadarola, torna a Cesenatico dall’11 al 14 settembre per la sua nona edizione. Ogni anno centinaia di giovani under 30 da tutta Italia si ritrovano per riflettere insieme sulle grandi sfide del presente.
Il tema del 2025 è “Rumore”: un invito a non farsi travolgere dalla confusione del nostro tempo – guerre, crisi, accelerazioni tecnologiche, parole che si sovrappongono – ma a trasformarla in occasione di impegno e partecipazione.
Il programma prevede momenti di alto profilo: dall’apertura con Grazia Iadarola e il sindaco Matteo Gozzoli, al dialogo tra Nicoletta Pirozzi e Ruth Hanau Santini su crisi e pace, fino all’intervista di Serena Bortone a Gino Cecchettin sul contrasto alla violenza di genere.
Spazio anche a politica, economia, intelligenza artificiale, diritti e inclusione, con ospiti come Maria Chiara Carrozza, Paolo Guerrieri, Marco Bani, Lorenzo Basso, Carla Bassu, Francesco Clementi, Mauro Berruto, Chiara Volpato e Nico Acampora. La chiusura, domenica 14, sarà affidata a Enrico Letta, con una lectio dedicata all’Europa come spazio politico.
Numeri e ospiti spiegano che questa manifestazione ha dei costi non trascurabili che vanno necessariamente coperti, ma non si capisce per quale ragione a farsene carico debbano essere proprio i giovani.
La Summer School viene presentata come un momento di formazione, di valori condivisi, di comunità. Un’esperienza che, a detta degli organizzatori, dovrebbe essere inclusiva, aperta, capace di avvicinare giovani e idee.
E allora perché chiedere 250€ di iscrizione (e fino a 430€ con pernottamento) a ragazzi di 18, 20 o 25 anni?
Se davvero l’obiettivo è formare, allargare gli orizzonti e diffondere quei valori che si proclamano come fondamenta, non ha alcun senso imporre un costo d’accesso che, per molti, rappresenta una barriera.
Si parla di merito, di costruire percorsi, di investire sui giovani: bene, allora perché non introdurre criteri meritocratici, borse di studio, premi alla motivazione, invece di chiedere a tutti la stessa quota?
Perché la verità è semplice: 250€ non sono “un contributo simbolico”, sono un ostacolo. E se i valori della Summer School sono davvero quelli che si dichiarano, allora bisognerebbe avere il coraggio di metterli in pratica: aprire le porte ai giovani che se lo meritano, non a quelli che possono permetterselo.