22 Settembre, 2026 Cesenatico

Tra verità e pregiudizio, viaggio tra i giostrai di Cesenatico, gli “zingari” più ricchi del mondo 

“La ricetta della felicità”, fiction Rai con Cristiana Capotondi, ha acceso i riflettori nazionali su Cesenatico regalandoci una bella vetrina in prima serata. Il reportage di Ale Della Giusta – girato quest’estate negli stessi luoghi, tra giostrai e comunità rom e sinti – è rimasto invece quasi invisibile. Nel titolo compare “zingari”: la citiamo per ricordarne il peso e sostituirla con Rom e Sinti, le denominazioni corrette.

Chi è Ale Della Giusta? Youtuber e videomaker indipendente, è un giornalista 2.0 abituato a stare dentro le storie. Telecamera leggera, domande dritte, montaggio essenziale: lascia che siano le persone a parlare. I lavori seguono il passo del quotidiano: così emergono voci e conflitti reali.

A Cesenatico il cuore del documentario (uscito online una settimana fa) è la vita dei giostrai: turni che non finiscono, bulloni da stringere, stagioni da rincorrere, bambini che crescono tra una scuola e l’altra. Le inquadrature seguono lo smontaggio delle attrazioni, la pioggia di mare sulle lamiere, la ripartenza all’alba. 

A parlare sono donne e uomini rom e sinti che durante l’estate, fanno impresa a Cesenatico: permessi, assicurazioni, tasse; carte per sostare e pregiudizi da superare. Come quello secondo cui, appena arrivano le carovane in città, subito aumentano i furti nelle case. 

In parecchi casi i giostrai – da non confondere con i nomadi nullafacenti – sono benestanti e qualcuno di loro, ogni estate, parcheggia a Cesenatico camper da un milione di euro. Non per magia, ma perché gestiscono micro-aziende capital-intensive. Il patrimonio sta nel ferro che luccica: giostre che costano quanto appartamenti, camion, magazzini, generatori. La ricchezza si vede in cassa quando la stagione gira, ma soprattutto nel capitale immobilizzato e nella capacità di investimento. Non è “folklore”, è impresa.

La forza del servizio sta però nel dettaglio: una lampadina che prende, un quaderno di compiti sul banco cassa, una nonna che spiega come si tramanda un mestiere. L’autore non edulcora né accusa: mette i fatti in fila e lascia che emergano contraddizioni. I luoghi di Cesenatico — porto canale, piazzali fuori stagione, vie laterali — diventano protagonisti silenziosi.

Il racconto smonta stereotipi. Non c’è “clandestinità”, c’è lavoro. Non c’è “nomadismo romantico”, c’è logistica e famiglia. La scuola non è un’eccezione, è un impegno negoziato con gli spostamenti. Le difficoltà esistono: case temporanee, burocrazie lente, diffidenze. Ma il video mostra anche reti di prossimità: vicini che salutano, clienti affezionati, amministrazioni che ascoltano.

La morale? Che la distanza tra “noi” e “loro” è soprattutto un’abitudine dello sguardo. Bastano tempo e ascolto per restituire complessità. Cesenatico non è solo sfondo: è laboratorio di convivenza, un porto dove le stagioni del mare e quelle del luna park s’incontrano.

Perché scriverne? Perché un servizio così pulito merita voce. Della Giusta firma un pezzo che ricuce: persone prima delle categorie, lavoro prima dei cliché. Se la fiction ha riempito i giornali, questo reportage riempie un vuoto. E noi proviamo a colmarlo: dando a Cesenatico — e ai suoi giostrai rom e sinti — la prima pagina che, per le “belle notizie”, non hanno mai avuto.

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