In un contesto sanitario sempre più caratterizzato da costi in aumento, bisogni assistenziali complessi e tempi di accesso spesso prolungati, anche le realtà private sono chiamate a ridefinire il proprio ruolo sul territorio. In questa prospettiva, Moove si inserisce come una realtà che mira a integrarsi con il sistema pubblico, non in alternativa, ma in una logica complementare e collaborativa, orientata a migliorare l’accessibilità e la qualità dei percorsi di cura. A spiegarlo è Simone Vincenzi, socio del poliambulatorio privato di Cesenatico, che mette al centro una parola chiave: appropriatezza, ovvero “proporre al paziente solo ciò che è davvero utile, evitando esami e trattamenti non necessari”.
“Stiamo attraversando un periodo particolarmente impegnativo per il mondo della salute e il nostro obiettivo è garantire cure efficaci ed efficienti, sia dal punto di vista clinico sia da quello del servizio”, spiega. Il tema, però, non è soltanto economico. Per Vincenzi il nodo è soprattutto culturale: seguire le linee guida, ridurre il ricorso a cure inutili e concentrare risorse ed energie su ciò che serve davvero. “Spesso in ambulatorio vengono a trovarci pazienti che, per un banale mal di schiena, hanno prescrizioni infinite di esami spesso inutili. Il nostro compito, nella maggior parte dei casi, è ottimizzare i percorsi terapeutici, concentrandoci sulle terapie che possono essere realmente efficaci. Insomma, aggiungere è facile; togliere, selezionare e proporre solo ciò che è utile è molto più difficile. Ma è questa la sfida”.
Il ragionamento vale per il privato come per il pubblico. “Spesso anche nel sistema sanitario vengono prescritti esami o trattamenti non realmente necessari, con un costo che pesa sia sui singoli sia sull’intero sistema”. Da qui la necessità, secondo Vincenzi, di costruire percorsi più sostenibili, mantenendo prezzi competitivi e convenzioni con assicurazioni e fondi integrativi, ma senza mai perdere di vista l’etica professionale. “Ci capita di vedere pazienti che arrivano con una sorta di lista della spesa di terapie o esami. In quei casi, lo ribadisco, il compito del professionista è anche dire: facciamo meno cose, ma facciamole bene”.

In questo quadro si inserisce anche il rapporto con la sanità pubblica. “Il privato non dovrebbe essere visto in contrapposizione, ma come complementare”. Vincenzi cita le difficoltà che oggi si registrano in aree come cardiologia, dermatologia o ortopedia, dove i tempi di attesa possono allungarsi sensibilmente. “Noi cerchiamo di offrire una risposta rapida, etica ed efficace a chi ha un bisogno immediato”.
Altro asse centrale è la prevenzione, soprattutto in un territorio con una popolazione che invecchia. “La vera sostenibilità sanitaria passa dalla prevenzione. Investire oggi sulla prevenzione significa evitare problemi domani. E, per noi di Moove, prevenzione significa soprattutto movimento. Crediamo molto nella costruzione di percorsi specifici per prevenire problematiche come osteoporosi, malattie cardiovascolari e altre condizioni croniche che incidono fortemente sulla qualità della vita”. Da qui anche l’attenzione a momenti di sensibilizzazione rivolti alla cittadinanza, come gli incontri dedicati alla salute femminile e all’osteoporosi.
Per Moove, però, prevenzione significa anche movimento. “L’esercizio è una vera medicina, un farmaco naturale molto efficace, soprattutto per le problematiche cardiovascolari”. Una convinzione che si traduce in percorsi monitorati e personalizzati. Accanto al lavoro aerobico, aggiunge Vincenzi, “oggi è stata rivalutata anche la forza muscolare, fondamentale per ridurre il rischio di cadute negli anziani e prevenire disturbi come il mal di schiena cronico”.

Tra i temi emersi con forza negli ultimi anni c’è poi quello della salute mentale. “Oggi più che mai, la salute è un equilibrio tra corpo, mente e relazioni. Dal 2021 collaboriamo con una psicologa psicoterapeuta e abbiamo notato un aumento molto importante della domanda, soprattutto tra gli adolescenti nel periodo post-pandemico”. In molti casi, osserva, le fragilità psicologiche si intrecciano con quelle nutrizionali e relazionali, rendendo necessario un lavoro di squadra tra più figure professionali.
Lo stesso approccio integrato vale per lo sport giovanile, altro ambito importante in una realtà come Cesenatico. “L’infortunio può diventare anche una tappa formativa: aiuta i ragazzi a conoscere meglio il proprio corpo”. L’obiettivo non è soltanto riabilitare, ma “educare all’ascolto, alla gradualità e a un rientro in campo davvero sicuro”, anche grazie all’uso di test e strumenti tecnologici sempre più precisi.
Infine, la stagionalità. Nei mesi estivi, racconta Vincenzi, cambia il tipo di utenza: rallentano alcune attività sportive e cresce la domanda legata ai turisti. “Esiste anche una forma di turismo del benessere: persone che scelgono di integrare il soggiorno al mare con percorsi terapeutici o riabilitativi”. In fondo, conclude, il principio resta sempre lo stesso: “La qualità della cura non sta nel fare di più, ma nel fare meglio. E, soprattutto nel farlo insieme, mettendo davvero il paziente al centro”.
