C’è un momento, nelle cronache di Cesenatico, in cui la pazienza civica fa crac. È quando scopri che per settimane un manipolo di giovani “fancazzisti” rubacchia a destra e a manca – auto in sosta, borse, biciclette, piccoli oggetti che sommano grandi fastidi – poi li sorprendi in un’abitazione trasformata in magazzino e, il giorno dopo, quelle stesse persone tornano a bighellonare come nulla fosse. È qui che si consuma il cortocircuito tra ciò che la collettività si aspetta e ciò che il sistema (non) riesce a garantire.
La storia è nota: segnalazione dei residenti, sopralluogo dei proprietari, blitz del Radiomobile. Dentro una casa disabitata di viale De Amicis materassi sudici, cataste di rifiuti, una lista eloquente di beni sospetti. Per 4 giovani del Maghreb (uno minorenne) scattano le denunce per ricettazione, danneggiamento, invasione d’edificio. Il giorno dopo, non essendoci i presupposti per una pena detentiva, sono tutti liberi. A quel punto tornano nella stessa residenza per portare via ciò che gli serve e il lunedì successivo rieccoli nei paraggi, nei bar, in attesa di chissà quale “prossima notte”.
È a partire da questa immagine che dovremmo avere il coraggio di dirlo: la macchina normativa e giudiziaria, così com’è, non regge l’urto della microcriminalità seriale.
Non parliamo di “mano dura” come slogan, ma di coerenza: se il reato è reiterato, se c’è una scia di colpi analoghi, perché l’intervento non produce almeno misure cautelari visibili e immediate? E perché, ad oggi, se un giovane senza permesso di soggiorno delinque, resta libero sul territorio anziché essere accompagnato al confine per le procedure di rimpatrio? L’opacità procedurale non è un dettaglio tecnico: è benzina sulla percezione d’impunità.
Il risultato lo vediamo tutti: i cittadini non si sentono protetti, i proprietari pagano bonifiche e riparazioni costosissime e la filiera istituzionale perde credibilità. La distinzione tra garantismo e lassismo non può essere una linea sfocata: garantismo è difesa dei diritti di tutti, vittime incluse; lassismo è lasciare che la recidiva diventi metodo. Qui sta la lacuna: strumenti che non scattano, tempi che non dialogano con la realtà dei fatti, sanzioni che non mordono quando servirebbe.
Anche il silenzio della politica non è una bella notizia: passi per la sinistra, che da sempre minimizza i problemi di ordine pubblico, ma anche la destra – che una volta strepitava per molto meno – da un po’ di tempo sembra essersi rassegnata allo status quo.
Non chiediamo miracoli, ma segnali. Misure cautelari proporzionate e rapide, restituzione celere dei beni, chiarezza sui provvedimenti per chi è irregolare. E una filiera – Forze dell’Ordine, Procura, Tribunale – che parli con una voce sola: chi delinque non può tornare a farlo il giorno dopo.
Volete scommettere che colpiranno ancora? Non è una provocazione, ma una certezza statistica. E quando accadrà, a perdere – di nuovo – sarà la città.