Prosegue la partita a scacchi tra i pescatori di frodo e la Capitaneria di porto lungo la Riviera. L’ultimo a finire nella rete dei controlli è stato intercettato nella notte a Bellaria Igea Marina: l’uomo, sorpreso mentre rientrava a riva, trasportava circa due quintali di vongole. Per lui è scattata una sanzione da 9mila euro e il sequestro dell’attrezzatura; il pescato, come prevede la procedura, è stato rigettato in mare ancora vivo.
L’operazione, condotta dalla Guardia costiera con il supporto dei carabinieri, conferma un quadro già noto agli investigatori della costa: la raccolta illegale di bivalvi è alimentata da gruppi strutturati che operano con ruoli definiti e turni notturni, pronti a spostarsi tra gli approdi della Romagna.
Secondo gli accertamenti più recenti – e come riscontrato in diversi interventi – molti dei soggetti fermati provengono dall’Europa orientale. In più occasioni, gli inquirenti hanno documentato la presenza di “vedette” a terra, spesso compagne o conoscenti, incaricate di controllare la strada e avvisare in caso di pattuglie.
Il riflettore torna così su Cesenatico, dove negli ultimi mesi le uscite della Capitaneria si sono intensificate. Qui, i professionisti della pesca denunciano da tempo i danni economici e ambientali: prelievi fuori misura e fuori zona impoveriscono i banchi, alterano gli equilibri del fondale e falsano la concorrenza a chi opera nel rispetto delle regole. La filiera locale – dalla battuta in mare ai mercati – paga un prezzo alto a un circuito parallelo che rifornisce canali informali e ristorazione improvvisata.
Controlli mirati, pattugliamenti misti e tracciabilità del prodotto restano le armi principali. Ma serve anche la collaborazione dei cittadini: segnalare movimenti sospetti, rifiutare il “pescato faccendiere”, pretendere scontrini e provenienza.
La lotta alle vongole di frodo, ricordano le autorità, non è solo un tema di ordine pubblico: è tutela del mare Adriatico e del lavoro pulito che a Cesenatico dà da vivere a centinaia di famiglie.