26 Settembre, 2026 Cesenatico

Altro che “parità di genere”: a Cesenatico solo 6 vie su 494 sono intitolate a donne

Con buona pace della tanto strombazzata “parità di genere”, a Cesenatico le strade parlano quasi esclusivamente al maschile. Su 494 vie, strade e piazze che compongono la mappa della città, soltanto sei portano il nome di una donna. Sei. 

Il dato, nudo e crudo, è imbarazzante. E racconta meglio di mille discorsi la difficoltà, ancora oggi, di riconoscere nella toponomastica cittadina il ruolo delle donne nella storia, nella cultura e nella comunità. 

Eppure Cesenatico è una città dalla forte anima matriarcale perchè nessuno può negare l’importanza storica della donna (o “azdora”) nello sviluppo sociale di questa terra.  

Ma quali sono le uniche eccezioni? C’è viale Anita Garibaldi, la combattente del Risorgimento che, per avere una via a lei intitolata, ha dovuto morire in questa città. C’è via Grazia Deledda, unica scrittrice italiana premiata con il Nobel. C’è Angelina Pirini, benefattrice e figura religiosa venerata, a cui è stata dedicata una piazza nella frazione di Sala. Sul porto, in Piazza Spose dei Marinai, il ricordo va alle mogli che hanno atteso e sostenuto generazioni di pescatori. E poi compaiono, quasi a margine, due nomi di fantasia mitologica: via Venere e via Selene. Fine dell’elenco.

Sei intitolazioni femminili in tutto il comune a fronte di quasi cinquecento strade dedicate a uomini, eventi e date. Un rapporto sproporzionato che mette in luce una scelta precisa: per raccontare la città, gli amministratori di ieri e di oggi hanno scelto di celebrare quasi esclusivamente figure maschili. Non è un’anomalia isolata — la toponomastica italiana soffre ovunque di questa asimmetria — ma ciò non toglie che a Cesenatico il bilancio appaia particolarmente squilibrato.

In una città che si fregia di apertura turistica, che accoglie ogni estate migliaia di persone e che ama presentarsi come comunità vivace, moderna, europea, questa lacuna stona. È il segno di una cultura che fatica ancora a dare spazio alla memoria delle donne: scrittrici, scienziate, attiviste, benefattrici, artiste, imprenditrici, insegnanti amatissime. Donne che hanno scritto pagine di storia non meno importanti di quelle maschili e che pure restano invisibili nelle nostre mappe quotidiane: pensiamo alle tante staffette partigiane, ma anche all’attrice Emma Bolognesi, alla scrittrice italo-americana Marcella Polini Hazan o alla venerabile Augusta Costanza Succi, tanto per citare qualche nome. 

E poi ci sono i suggerimenti che provengono dalla storia nazionale: davvero – tra Montessori, Rita Levi Montalcini, Tina Anselmi, Nilde Iotti, Matilde Serao o Franca Viola – a nessuno è mai venuto in mente di dedicare una strada ad una donna?

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Redazione

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