Il dibattito sulla cultura a Cesenatico si allarga e arriva sui social, dove l’articolo pubblicato ieri mattina da La Voce (leggi qui) ha raccolto, tra gli altri, anche l’intervento di Roberto Mercadini. Il noto autore, narratore e performer romagnolo, residente a Sala ed oggi nome affermato a livello nazionale, ha scelto di dire la sua dopo essere stato citato nel pezzo, portando una testimonianza personale che si intreccia direttamente con il tema delle opportunità offerte agli artisti emergenti.
L’articolo partiva dall’ultimo affidamento diretto del Comune a Simone Tribuiani, incaricato per 500 euro di progettare due disegni destinati alle borse promozionali del Presepe della Marineria e delle spiagge. Una scelta che si aggiunge ai murales realizzati nei mesi scorsi ai Giardini al Mare e in Piazza Matteotti, oltre alla gigantografia di Marco Pantani per il Tour de France del 2024.
Senza mettere assolutamente in discussione il valore artistico di Tribuiani, la riflessione proposta riguardava soprattutto la possibilità di allargare le occasioni e dare spazio anche ad altri talenti locali, soprattutto tra i giovani.
Ed è proprio su questo punto che si inserisce Mercadini, ricordando quando, agli inizi del suo percorso, era ancora quasi sconosciuto. “A Cesenatico la mia strada si è incrociata con quella di persone lungimiranti e propositive, come Claudio Ceredi o Davide Gnola, che mi hanno dato la possibilità di cimentarmi nella mia arte commissionandomi qualche spettacolo o qualche intervento”.
Un passaggio decisivo, tanto che il monologo su “Moby Dick”, che ancora oggi porta in tournée in tutta Italia, nacque proprio da una commissione del Museo della Marineria di Cesenatico. “Per me è stata un’occasione di crescita importante e fruttuosa”, racconta. Oggi, a 48 anni, Mercadini riconosce di aver raggiunto – “nel mio piccolo” – una notorietà nazionale, ma non dimentica chi gli offrì fiducia quando il suo nome era ancora poco conosciuto.
Da qui l’invito: “Sarebbe senz’altro bello che qualcuno oggi desse spazio ai giovani talenti locali poco conosciuti; come, a suo tempo, fu dato spazio a me”. E aggiunge di pensare con simpatia ed emozione alla possibile scoperta di “nuovi Mercadini”.
Una testimonianza che non si traduce in alcuna critica personale, ma rafforza il senso della riflessione iniziale: riconoscere il talento non dovrebbe impedire di cercarne altro. “Perciò la riflessione di fondo mi sembra condivisibile”, conclude Mercadini, precisando di essere intervenuto “non per intromettermi”, ma solo perché citato nell’articolo.
Il suo racconto riporta così al centro una questione concreta per la politica culturale cittadina: offrire opportunità anche a chi non ha ancora avuto modo di farsi conoscere. Perché, come dimostra la stessa esperienza di Mercadini, una commissione locale potrebbe poi tradursi nel primo vero passo di un percorso destinato a superare i confini della città.