“Ho festeggiato, seppur più o meno vicino alla morte, non con travestimenti che richiamano la morte ma guardando i santi”. Don Mirco Bianchi affida ai social la sua scelta per la sera del 31 ottobre: celebrare la vigilia di Ognissanti insieme a un gruppo di giovani e adulti. E lo fa con parole nelle quali la critica a Halloween si intreccia con il racconto della propria fragilità.
Il sacerdote di Villamarina e Gatteo Mare, che da tempo condivide pubblicamente l’esperienza della malattia, intitola il suo intervento social “Ecco perché festeggio”. Al centro mette i santi, descritti come “coloro che si sono fidati di Colui che ha vinto la morte”.
Da qui una contrapposizione esplicita: “Noi, mendicanti pellegrini in questa terra, abbiamo due possibilità. O fidarci di feste non cristiane che ci distraggono dal senso profondo del vivere oppure della Chiesa”. Halloween non viene nominata direttamente, ma il riferimento ai travestimenti e alla serata appena trascorsa rende chiaro il bersaglio della riflessione.
A dare un peso particolare al messaggio è il richiamo alla propria condizione. L’espressione “più o meno vicino alla morte” compare due volte, accompagnando la spiegazione di ciò che oggi sostiene il suo cammino.
“Ecco perché mi fido della compagnia cristiana: mi dà speranza anche in questo momento della mia vita”, scrive, chiudendo con le parole “in attesa del Paradiso”.
Il post non contiene aggiornamenti clinici. È una testimonianza personale e una presa di posizione religiosa: davanti alla morte, don Mirco indica nella fede e nella comunità cristiana la ragione della propria speranza.