Una ragazza scomparsa, una notte di ricerche e, all’alba, il ritrovamento vicino a un canale, a poca distanza dal mare. Teresita Fontana aveva vent’anni. La sua morte riemerge dalle pagine del Popolano dell’8 luglio 1906, in una corrispondenza da Cesenatico datata 5 luglio.
Accanto a lei, già morta, venne trovato il fidanzato Pasquale Robbiati, ventiquattro anni, palafreniere alla stazione di monta ippica di Cesenatico. Era ancora vivo, gravemente ferito. Il giornale riferiva che entrambi presentavano una ferita d’arma da fuoco e che vicino alla ragazza era stata rinvenuta una rivoltella di grosso calibro.
L’allarme era scattato la sera precedente. In paese si parlava già di un’altra tragedia, la morte di un cinquantenne sotto un treno, quando si era diffusa la notizia che Teresita mancava da casa. Un vicino, sapendo della relazione con Robbiati, aveva pensato che i due fossero insieme in un luogo appartato.
Il delegato di pubblica sicurezza e il maresciallo dei carabinieri, aiutati da diversi cittadini, avevano accertato che mancava anche il giovane. L’ipotesi iniziale era stata quella di una fuga della coppia. Le ricerche erano proseguite invano per tutta la notte. Soltanto alle prime luci del giorno alcuni uomini avevano scoperto i due: Teresita senza vita, Pasquale agonizzante.
A quel punto la cronaca si fermava davanti alla domanda decisiva: che cosa era successo? Il Popolano non attribuiva con certezza gli spari a nessuno dei due. Dichiarava anzi che non era ancora stato accertato chi avesse ucciso e chi avesse tentato di togliersi la vita. Una cautela che impedisce di presentare Robbiati come l’assassino.
Il giovane era stato interrogato, ma il giornale descriveva le sue risposte come contraddittorie e ne metteva in dubbio l’attendibilità a causa delle gravissime condizioni. Era ricoverato nell’ospedale cittadino. La corrispondenza non ne annunciava la morte né forniva una ricostruzione conclusiva.
Per la famiglia Fontana era un nuovo lutto: meno di un anno prima, riferiva lo stesso giornale, era morto suicida un fratello di Teresita. Il cronista chiudeva con le condoglianze ai familiari.
Resta una giovane vita spezzata nella Cesenatico di centovent’anni fa. Per dare un esito alla vicenda occorrono altre carte: le cronache successive, i registri ospedalieri, gli eventuali atti dell’indagine. Quella dell’8 luglio documenta la tragedia, ma lascia ancora aperta la verità sugli spari.