Aveva garantito il finanziamento concesso a una società. Ora una donna di 57 anni, residente a Rimini, dovrà versare alla banca oltre 547mila euro, più circa 18mila euro di spese legali e gli ulteriori oneri previsti. Il Tribunale di Milano ha respinto la sua opposizione al decreto ingiuntivo, confermando la richiesta dell’istituto di credito.
La vicenda comincia nel settembre 2020, quando la banca concede alla società un finanziamento di 670mila euro, da restituire in sei anni. A garanzia del rimborso, la donna firma una fideiussione specifica, impegnandosi personalmente a pagare in caso di inadempimento dell’azienda.
Nel luglio 2021 sottoscrive anche una fideiussione omnibus, fino a un massimo di 45mila euro, destinata a coprire diversi debiti della società verso la banca. Nel maggio 2024 l’istituto risolve il finanziamento per il mancato rispetto degli obblighi di pagamento. A dicembre l’impresa viene cancellata dal Registro delle imprese: un passaggio che, però, non estingue gli impegni della garante.
Attraverso il proprio legale, la 57enne contesta la validità delle fideiussioni, sostenendo che alcune clausole riproducano un modello bancario già censurato per violazione delle norme sulla concorrenza. Contesta inoltre alla banca una verifica inadeguata della capacità della società di restituire il prestito.
I giudici respingono entrambe le tesi. Le contestazioni sulle garanzie sono ritenute insufficienti; quelle sulla valutazione del merito creditizio vengono giudicate generiche e prive di adeguato sostegno documentale. La sentenza conferma quindi il debito e l’obbligo della donna di pagare anche le spese legali.