27 Ottobre, 2026 Cesenatico

La salinara accusata di stregoneria: l’Inquisizione vicino a Cesenatico

“Jesu, o Jesu, Jesu, Jesu benedicto, m’aiuti”. Francesca invocava Dio mentre veniva torturata. Era una salinara, la chiamavano Foiara e qualcuno l’aveva accusata di stregoneria. La sua storia si consumò nella Cervia di fine Cinquecento, nel territorio vicino a Cesenatico: una pagina di violenza rimasta per secoli dentro un fascicolo d’archivio.

A riportarla alla luce è stato lo storico Enzio Strada nel volume “Processi e tortura”, dedicato all’Inquisizione a Cervia e Ravenna fra il 1597 e il 1601. La ricerca parte da otto procedimenti giudiziari conservati in un archivio diocesano, all’interno di una miscellanea che non ne rendeva evidente l’appartenenza al Sant’Uffizio. Le accuse comprendevano bestemmia, adulterio, “anima al diavolo”, disprezzo della scomunica e stregoneria.

L’ultimo processo riguardava Francesca e durò oltre cinque mesi. Secondo quanto riferisce l’autore, la donna venne sottoposta più volte alla tortura della corda. Strada riporta anche l’ordine impartito durante il procedimento: “Ordinò che fosse portata al luogo della tortura e là spogliata, legata e attaccata alla fune”. La brutalità è tutta nella sequenza dei verbi, nella precisione amministrativa con cui viene disposta la sofferenza di una persona.

Fra quelle carte, il diavolo compare nel linguaggio delle accuse. Ma la voce che arriva più forte è quella della donna: sospettata di stregoneria, sotto tortura chiedeva aiuto a Gesù. I suoi lamenti restituiscono un’identità umana a chi rischia di rimanere soltanto un nome nell’elenco degli inquisiti.

Il fascicolo contiene anche la vicenda di Flaminio Neri, consigliere comunale finito davanti al Sant’Uffizio dopo essersi opposto alle pretese di privilegio di un sacerdote. Aveva dichiarato che neppure la scomunica lo avrebbe distolto dal proprio dovere. Nel libro, spiega Strada, sono riportate integralmente anche bestemmie, volgarità e imprecazioni dei verbali.

Per chi legge da Cesenatico, colpisce la vicinanza di questo passato. La paura del maligno aveva attraversato anche queste terre, entrando nei tribunali e nelle vite quotidiane. Francesca detta Foiara ne porta ancora il peso: una salinara della quale possiamo ascoltare, dopo quattro secoli, la richiesta d’aiuto.

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