27 Ottobre, 2026 Cesenatico

Enrico Mattei, 64 anni dopo: il saluto a Cesenatico un mese prima dell’ultimo volo

Non ci sono pozzi petroliferi, tavoli di trattativa o grandi accordi internazionali. Dal suo ultimo saluto alla città, Cesenatico ricorda Enrico Mattei in un modo diverso, più intimo di quello a cui siamo abituati: un uomo in abito elegante che si prepara a salire su un elicottero nel piazzale della Colonia Agip. Accanto a lui c’è un altro uomo, vestito con tuta da lavoro e il nome dell’azienda ben visibile sul petto. È Giuseppe Riguzzi, per tutti “Peppino”, il custode della struttura. I due si stanno salutando.

Era il 29 settembre 1962. Ventotto giorni dopo – il 27 ottobre – Mattei sarebbe scomparso nello schianto del suo aereo a Bascapè, nel Pavese, insieme al pilota riminese Irnerio Bertuzzi e al giornalista americano William McHale. Una tragedia le cui circostanze continuano tutt’oggi ad attraversare indagini e ricostruzioni, ad ormai 64 anni di distanza.

Ma prima di diventare una tra le figure più discusse nella storia industriale italiana, Mattei era anche quell’uomo che tornava puntualmente a Cesenatico, visitava i bambini della colonia, si fermava a parlare con il personale e, ad ogni suo arrivo, trovava accoglienza nell’alloggio della famiglia Riguzzi, all’interno dello stesso complesso. È proprio attraverso i ricordi tramandati dal nonno Giuseppe, poi dal padre, che Gianluca Riguzzi ricostruisce ora quel legame, fatto di incontri e gesti quotidiani, ben lontano dai riflettori.

Giuseppe era arrivato a Cesenatico nel 1936, chiamato a seguire i lavori della colonia progettata dall’architetto Giuseppe Vaccaro. Non era un ingegnere né un geometra, ma un capomastro di fiducia. Terminato il cantiere, rimase quindi nella struttura come custode fino al 1966. Con Mattei, racconta il nipote, si era instaurato un autentico rapporto confidenziale. Erano entrambi del 1906 e, secondo i ricordi familiari, il presidente dell’Eni gli avrebbe perfino detto: “Caro Peppinuccio, dai che siamo dello stesso anno, andiamo in pensione insieme”.

“Quando Mattei si trovava a Cesenatico, stava spesso in casa dei miei nonni”, racconta Riguzzi, professionista del diritto e docente, che ha raccolto dal padre e attraverso la memoria familiare episodi oggi preziosi. Mattei frequentava Cesenatico con una certa regolarità, spesso in occasione del cambio dei turni dei bambini ospitati nella colonia. Arrivava anche accompagnato da personalità politiche ed altri ospiti, che potevano essere accolti nella foresteria. Ma, almeno nei ricordi dei Riguzzi, il rapporto con Giuseppe aveva qualcosa di più semplice e familiare. La stessa battuta riportata, infatti, restituisce un’immagine lontana da quella del grande manager: un uomo riservato, che nella quotidianità della colonia poteva trovare un’accoglienza senza formalità.

Il legame con Cesenatico non si esauriva nelle visite. La colonia, nata per ospitare i figli dei dipendenti Agip, era espressione di quel sistema di servizi e attenzione ai lavoratori che accompagnò il progetto industriale di Mattei. Durante la guerra fu adibita a ospedale militare. Il padre di Gianluca ricordava i feriti rientrati dalla campagna di Russia e trasportati a terra dai pescatori dopo essere stati trasferiti dalle navi ospedale al largo: memorie dure, tramandate in famiglia insieme alla storia dell’edificio.

Il settembre del 1962 occupa un posto speciale nei racconti dei Riguzzi. Secondo la testimonianza familiare, Mattei avrebbe trascorso quasi un mese nella foresteria della colonia, in un periodo in cui era minacciato e sottoposto a protezione. È un ricordo orale, da distinguere dai fatti documentati, ma la famiglia conservava fotografie di Mattei con uomini della sicurezza sulla terrazza e dell’ultima partenza. In una di quelle immagini compare anche Giuseppe, con la tuta da lavoro Agip.

Dopo quel saluto, Mattei non sarebbe più tornato a Cesenatico. Meno di quattro settimane dopo, la sua vita si sarebbe interrotta nell’incidente ancora oggi avvolto da interrogativi. A distanza di decenni, nella memoria dei Riguzzi resta soprattutto la dimensione umana di quel legame: la storia di un uomo che ha segnato l’industria italiana ma che, durante le sue visite in Romagna, trovava una casa in cui essere accolto come una persona di famiglia.

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