La Cesenatico degli hotel, dei ristoranti, dei negozi e delle spiagge custodisce anche un paesaggio meno luminoso: quello degli edifici abbandonati. Non soltanto a Ponente, dove le vecchie colonie marine attendono da tempo una nuova destinazione, ma nel cuore della città turistica.
Basta percorrere il lungomare e la strada parallela, dalla fine di Valverde fino al Porto Canale, per incontrare ex alberghi, palazzine e soggiorni marini dismessi. Immobili chiusi da anni, talvolta in condizioni di evidente degrado, accanto a strutture rinnovate e attività che investono nella qualità dell’accoglienza.
Il contrasto è sotto gli occhi di tutti. E solleva una domanda: perché un edificio rimane inutilizzato così a lungo, anche in una zona centrale di una località turistica come Cesenatico?
Le ragioni possono essere molte: costi di recupero elevati, proprietà frammentate, difficoltà finanziarie, vincoli edilizi, aspettative di rendita e richieste di vendita lontane dalle possibilità economiche di un intervento. Ogni immobile ha una storia diversa. Ma il risultato collettivo è lo stesso: una parte della città costruita resta ferma e continua a deteriorarsi.



Nel frattempo, il territorio è interessato da nuove trasformazioni urbanistiche. I dati ISPRA offrono una misura sulla quale riflettere: tra il 2006 e il 2024, a Cesenatico l’incremento netto del consumo di suolo è stato di 46,16 ettari, pari a 461.600 metri quadrati. Nel 2024 la superficie complessivamente consumata aveva raggiunto circa 986 ettari, quasi il 22% del territorio comunale.
Il dato comprende edifici, strade, parcheggi e altre superfici artificiali: non coincide, dunque, con la sola costruzione di nuovi fabbricati. Descrive però il peso delle trasformazioni sul territorio e rende ancora più urgente il confronto sul recupero del patrimonio esistente.
La questione riguarda il modello di sviluppo che Cesenatico vuole scegliere. Quanto spazio trova la riqualificazione nelle politiche urbanistiche? Quali ostacoli possono essere rimossi? Quali strumenti possono rendere concretamente praticabile il recupero?
Sono domande che riguardano anche il turismo. Una città che propone accoglienza, bellezza e qualità della vita viene giudicata nel suo insieme. E un edificio fatiscente sul lungomare pesa sull’immagine della destinazione, oltre che sulla quotidianità di chi ci vive e lavora.
Le proprietà hanno le loro responsabilità. Alla politica spetta il compito di creare le condizioni per affrontare il problema e indicare una direzione.
Prima di consumare altro suolo, quanto siamo disposti a fare per restituire una funzione a ciò che abbiamo già costruito?
La VoceRomagnola














