A poche ore dalla consegna del “Premio Vicini” a Walter Zenga, arriva la replica di Gianluca Vicini – figlio di Azeglio – al corsivo pubblicato da La Voce di Cesenatico (clicca qui), che aveva sollevato interrogativi sull’opportunità di assegnare il riconoscimento all’ex portiere della Nazionale, ritenuto distante, per carattere e stile, dai valori incarnati dal celebre commissario tecnico romagnolo.
Una riflessione che il figlio di Azeglio Vicini non respinge affatto. Anzi, in parte la condivide: “È vero – osserva Gianluca Vicini – che il premio dedicato a mio padre ha sempre avuto come riferimento i valori morali prima ancora che sportivi che hanno contraddistinto la sua persona. Ed è altrettanto vero che la personalità di Walter Zenga è molto lontana da quella di mio padre…”.
Una premessa che potrebbe sembrare una conferma delle tesi espresse nel corsivo, ma che introduce invece una diversa chiave di lettura della scelta compiuta quest’anno dagli organizzatori: “Questa volta – spiega – si è voluto dare al premio un significato differente. È iniziato il Mondiale e per la terza volta consecutiva l’Italia non c’è. Mio padre, invece, di Mondiali ne ha vissuti sei: da Messico ’70 a Italia ’90, passando per il Mundial del 1982. Era un calcio completamente diverso”.
Il riferimento è a un’epoca che oggi appare lontanissima. “Non si parlava continuamente di plusvalenze, diritti televisivi, Var. Non c’erano Mondiali organizzati in tre Stati contemporaneamente, né competizioni condizionate dalla politica internazionale. Non esistevano timeout pensati per la pubblicità. Era un calcio più semplice, più umano”.
Ed è proprio questo il messaggio che, secondo Gianluca Vicini, si è voluto lanciare attraverso la figura di Walter Zenga: “Certo, Zenga è stato probabilmente uno dei giocatori più esuberanti della Nazionale di mio padre. Ma spesso un genitore finisce per voler particolarmente bene al figlio più discolo. E forse anche per questo Walter è stato uno dei calciatori ai quali mio padre era più affezionato”.
Parole che spostano il dibattito dal terreno della coerenza simbolica a quello dei sentimenti. Non il Zenga opinionista, allenatore o personaggio televisivo, ma il ragazzo delle Notti Magiche, uno dei protagonisti più amati di quella Nazionale che ancora oggi occupa un posto speciale nella memoria collettiva degli italiani: “In un calcio sempre più invaso dal denaro e dalla politica – conclude Gianluca Vicini – quest’anno abbiamo voluto premiare una storia di rapporti umani, di affetto e di emozioni. Per una sera si è scelto di mettere al centro ciò che ogni domenica continua a spingere milioni di persone a seguire il calcio: i sentimenti”.
Una risposta che non cancella i dubbi espressi nel corsivo, ma li arricchisce di una prospettiva diversa. Quella di chi, oltre a custodire il nome di Azeglio Vicini, ne conserva soprattutto i ricordi più personali. E che, nel nome di quel legame, vede in Walter Zenga non soltanto un campione, ma uno dei “ragazzi” a cui il ct delle Notti Magiche aveva voluto bene davvero.