22 Settembre, 2026 Cesenatico

Inaugurata la nuova sede di Confesercenti (ma cosa avranno da ridere?)

Nei giorni scorsi in piazza Pisacane, alla presenza del sindaco Gozzoli, si è tenuto il taglio del nastro della nuova sede di Confesercenti. Un locale rinnovato, curato, accogliente. Un bel contenitore, insomma. Il problema è il contenuto: fuori da quelle stanze, la rete commerciale di Cesenatico sta vivendo – Covid a parte – la stagione più dura dal dopoguerra ad oggi.

Basta camminare per le vie del centro e dei quartieri per vedere le serrande abbassate, le vetrine spente, i cartelli “affittasi” o “cedesi attività” che aumentano di mese in mese (leggi qui). Chi resiste lo fa stringendo i denti, spesso rinunciando a investimenti, personale, prospettive. Gli altri, nel giro di poco, venderanno al cingalese di turno. Non è una fisiologica selezione del mercato: è un lento svuotamento, un impoverimento strutturale del tessuto urbano.

Tutto questo non è accaduto all’improvviso. È un processo che si trascina da anni, fatto di scelte mancate, di segnali ignorati, di allarmi archiviati. Di fronte alle prime avvisaglie – il calo dei consumi, la crescita dell’e–commerce, l’apertura di centri commerciali sempre più grandi ed aggressivi – le associazioni di categoria (Confesercenti e Confcommercio) non hanno imposto il tema nell’agenda pubblica con la necessaria forza. Ci si è accontentati di iniziative spot, di qualche campagna promozionale, di eventi mordi e fuggi.

Si è parlato molto di “valorizzare il commercio di prossimità” ma – anche se la problematica non è soltanto locale – nelle scelte concrete si è spesso andati nella direzione opposta: facilità di accesso ai grandi poli commerciali e zero attenzione a chi tiene accese le vetrine tutto l’anno, non solo nei fine settimana “buoni” o durante gli eventi di richiamo.

Nel frattempo non sono mancati gli investimenti in comunicazione autoreferenziale: pagine a pagamento sui giornali per provare a non perdere autorevolezza, conferenze stampa per annunciare progetti che raramente si sono tradotti in un vero rilancio, persino serate sponsorizzate all’Ippodromo di Cesena. Una narrazione rassicurante che cozza con la realtà quotidiana di chi apre il negozio la mattina e fa i conti la sera.

Ecco perché l’inaugurazione di una nuova sede, oggi, suona come una presa per i fondelli: si mette mano alla cornice mentre il quadro, fuori, è ormai irreversibilmente scolorito. Sarebbe più credibile accompagnare il taglio del nastro a un’assunzione di responsabilità e a un cambio di passo reale: meno vetrine istituzionali, più idee concrete su come evitare che, presto, le uniche luci accese in città restino quelle dei centri commerciali. 

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