Ieri mattina Cesenatico ha salutato il ritorno in acqua di una delle sue barche storiche. Alla presenza delle autorità civili e militari, con la Capitaneria di Porto di Cesenatico in prima fila, di quasi tutti i maestri d’ascia dei cantieri locali e dei rappresentanti delle più importanti famiglie marinare della città, è stato celebrato il varo della lancia “Elsa”, l’imbarcazione d’epoca restaurata dal maestro d’ascia Flavio Casali.
Un momento dal forte valore simbolico, perché non si è trattato soltanto del varo di una barca, ma del ritorno alla vita di un pezzo autentico della marineria cesenaticense. Attorno alla lancia si sono ritrovate famiglie che rappresentano pagine importanti della storia del porto: Del Bianco, Marchetti, Polini, Gentilini, Pagan, Casali, Del Bene, Ballarin, Cirielli e Lacchini. Nomi che, a Cesenatico, non hanno bisogno di molte presentazioni, perché raccontano generazioni di mare, pesca, cantieri, fatica e sapienza artigiana.
La Elsa, che in passato si chiamava Cenerentola, è una lancia del 1949. Lunga circa 5 metri e mezzo e larga 2 metri, era stata recuperata molti anni fa dallo stesso Casali nelle campagne di Rimini. Per lungo tempo era rimasta ferma, quasi dimenticata, fino a rischiare la demolizione. Poi, come spesso accade con le barche che hanno un’anima, è tornata a chiamare il suo maestro.
“L’avevo recuperata tanti anni fa, poi l’avevo lasciata lì. A un certo punto pensavo anche di demolirla”, racconta Flavio Casali. “Dopo avere venduto il Giuseppina, anche per problemi di salute, avevo quasi deciso di chiudere con questo mondo. Poi però la passione è tornata e ho deciso di riprenderla in mano. Questa lancia volevo rimetterla a posto, migliorarla, farla tornare bella”.
Il restauro è durato un anno e mezzo. Un lavoro paziente, fatto di legno, misure, memoria, rispetto delle forme originarie e sensibilità. Il colore scelto non è quello originale, ma Casali spiega di aver voluto restituire alla barca una veste coerente con la tradizione: «È un colore nuovo, ma secondo me rispecchia quello delle vecchie lance, perché mi sono ispirato alle parti che erano rimaste intatte».
Per Flavio Casali questa è l’ennesima sfida vinta in una vita passata a salvare imbarcazioni d’epoca. In mezzo secolo di attività ha restaurato una quindicina di barche: tra queste il Maccalè, il Tre F, la Giuseppina, rifatta interamente, il Manoz, l’Asso, la Dea, la Malvina e molte altre su cui, negli anni, ha messo mano. Ogni barca con la propria storia, ogni restauro con le proprie difficoltà, ogni varo con la stessa emozione.
La cerimonia di ieri mattina ha avuto il sapore delle cose vere. Non un semplice appuntamento tecnico, ma una piccola festa della memoria marinara. Attorno alla Elsa c’erano i volti di chi il porto lo ha vissuto, costruito, attraversato. C’erano i maestri d’ascia, custodi di un sapere che rischia di diventare sempre più raro. C’erano le famiglie dei pescatori e dei naviganti, quelle che hanno fatto della marineria non soltanto un mestiere, ma un’identità collettiva.
Non manca però una nota di amarezza. La lancia, almeno per ora, non troverà posto nel Museo Galleggiante, formalmente per mancanza di ormeggi disponibili. Casali lo dice senza alzare troppo i toni, ma con il dispiacere di chi sente di avere restituito alla città un pezzo della sua storia: «Andrà a Onda Marina, perché il Comune non mi ha dato l’ormeggio».
Una frase che apre inevitabilmente una riflessione. Cesenatico è una città che ha costruito molta della sua immagine sulla memoria del porto, sulle vele al terzo, sulle barche storiche, sulla cultura marinara. Quando un maestro d’ascia restaura a proprie spese e con le proprie mani una lancia del 1939, salvandola dall’abbandono, forse quel gesto meriterebbe non solo gratitudine, ma anche una collocazione all’altezza del suo valore.
Intanto, la Elsa è tornata a galleggiare. E già questo basta a rendere speciale la giornata. Perché ogni barca antica che rientra in acqua non è soltanto legno che riprende il mare: è una memoria che continua a navigare.














