22 Settembre, 2026 Cesenatico

Premio Moretti, vittoria annunciata: Maicol Cutrì porta Tesauro al centro

Come avevamo previsto (leggi qui), ha vinto Maicol Cutrì. Non per un moto d’azzardo, ma per coerenza con l’identità del Premio Moretti: filologia e critica come strumenti di trasmissione, non come cornici ornamentali. 

La sua edizione commentata del Cannocchiale aristotelico di Emanuele Tesauro è il punto di incontro tra rigore e utilità, tra pazienza dell’officina e chiarezza espositiva. È una vittoria “di mestiere”, che riafferma la missione del premio: mettere testi complessi nelle mani di comunità vive, di studiosi e lettori che cercano criteri, non slogan.

Il merito principale dell’edizione sta nel fondamento: la costituzione testuale su basi solide, l’apparato sobrio ma denso, la contestualizzazione capace di parlare all’oggi senza piegare il passato. Cutrì non si limita a ripulire un classico: ne mostra l’ingegneria interna, la logica combinatoria della metafora, il funzionamento retorico come forma di conoscenza. Così il grande trattato barocco esce dalla teca e torna strumento: una macchina concettuale che illumina poetiche moderne e pratiche interpretative contemporanee.

Il verdetto premia anche una visione del lavoro critico: non chi cerca l’effetto, ma chi costruisce utensili condivisi. Nel Cannocchiale così restituito, l’Europa del Seicento non è un museo delle cere; è un laboratorio che dialoga con la teoria letteraria, la semiotica, la retorica delle immagini. La filologia diventa metodo accessibile, non gergo; precisione, non pedanteria. È la differenza tra il libro che si consulta e quello che si cita: il primo resta.

Resta, certo, l’eccellente livello degli altri finalisti. Francesco Bonelli ha riportato la Scapigliatura nella storia viva, ricostruendo il nodo tra giornali, tipografie, politica: una mappa della modernità italiana fatta di fogli, officine, parole-chiave (antimilitarismo, questione femminile) che smontano le oleografie. Giulio Carlo Pantalei ha allargato il campo: Una lingua per cantare ha mostrato come la canzone diventi laboratorio poetico, luogo di circolazione di idee tra “alto” e “pop”. Sono due contributi che spostano l’orizzonte e meritano, ciascuno, una menzione di sostanza.

Ma il Moretti, per vocazione, guarda alle fondamenta: edizioni affidabili, tenuta critica, strumenti per tramandare. Qui Cutrì ha fatto la differenza. Ha coniugato la disciplina della pagina con la responsabilità dell’uso: un testo sicuro, un commento che non soffoca, una guida che non impone. È il tipo di vittoria che costruisce continuità: oggi per Tesauro, domani per altri snodi della nostra tradizione.

La scommessa, allora, non era audacia ma riconoscimento: in un premio che chiede solidità e durata, l’edizione del Cannocchiale aristotelico appariva la scelta più naturale. Il risultato lo conferma. E conferma, insieme, che la filologia non è retrovia: è l’energia che tiene in moto la critica, la rende civile, la restituisce a chi legge. Oggi vince Cutrì; a guadagnarci, domani, saremo tutti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Immagine di Redazione

Redazione

La nostra redazione è composta da appassionati di Cesenatico e della sua comunità, che con dedizione e passione si impegnano a raccontare storie, eventi e novità che animano la nostra realtà locale.