Per lui Sanremo non è soltanto uno show televisivo: è un appuntamento fisso, quasi un rito di famiglia. «È il quinto anno consecutivo che veniamo — spiega — e ogni volta è come tornare in un luogo familiare». Accanto a lui, la moglie Giusy e la figlia Beatrice, compagne di viaggio e di emozioni in quella che per i Bazzocchi è una piccola vacanza immersa nella storia della musica italiana.
La sua passione, del resto, affonda le radici nell’infanzia: «I miei avevano una pasticceria a Gatteo Mare e io, già a 2 anni, trascorrevo ore ed ore in laboratorio con la radio accesa. Anche se sono del ’68 conosco benissimo il repertorio degli anni Cinquanta: da Modugno a Claudio Villa. Canzoni nate prima di me, ma che sento profondamente mie». Un amore coltivato negli anni e intrecciato con il lavoro nel mondo dello spettacolo e dell’organizzazione artistica (in particolare al fianco di Raoul Casadei), che gli ha permesso di conoscere da vicino meccanismi, volti e storie di quell’universo patinato.
Ciò che rende unico il Festival, racconta, è soprattutto l’atmosfera che si respira per le strade: «La città cambia volto, sembra una grande festa di paese. Ovunque stand, radio in diretta, troupe televisive, auto che accompagnano gli artisti. È un fermento continuo, non si ferma mai». Le giornate scorrono tra colazioni sul lungomare e passeggiate verso il centro, dove è facile imbattersi in set improvvisati e personaggi noti. «Non siamo a caccia di selfie — precisa sorridendo — ma se capita di scambiare due parole lo facciamo volentieri. Negli ultimi giorni, ad esempio, abbiamo incontrato Giancarlo Magalli, Donatella Rettore, Jolanda Renga, Tommaso Zorzi e Caterina Balivo, alla quale ho portato i saluti di un’amica comune, Mirna Casadei. Avendo lavorato nel settore musicale e conoscendo molte case discografiche, quando parlo con un artista le conversazioni, di solito, scorrono spontanee”.
Accanto ai big della musica, oggi il Festival è popolato anche da influencer e creator: «Mia figlia li riconosce tutti, io molto meno — ammette divertito — ma è chiaro che in questa settimana chiunque lavori nello spettacolo passa da qui».
Tra gli episodi più curiosi di questa edizione ce n’è uno che riassume perfettamente lo spirito imprevedibile di Sanremo: «Eravamo dietro al teatro, all’ingresso riservato agli artisti, quando è passata un’auto con Alba Parietti. Ci ha ripresi con il telefono e, pochi minuti dopo, eravamo già nelle sue storie social. Tutto in un attimo».
I Bazzocchi vivono il Festival soprattutto dall’esterno, nei punti strategici dove si respira la tensione del dietro le quinte. «Non siamo fanatici — conclude Andrea — ma ci piace osservare, ascoltare, capire. Perché Sanremo non è solo uno spettacolo: è un’esperienza. E quando entri in quell’atmosfera, anche solo per pochi giorni, ti senti parte di qualcosa di grande».
Una sensazione che Andrea aveva già provato esattamente venticinque anni fa, durante l’edizione del 1991: «Si fermò un’Alfa Romeo 164 per chiedermi dove fosse l’Hotel Royal. Mi avvicinai al finestrino e mi trovai davanti Ylenia Carrisi con il fratello e, dietro, la nonna Linda Christian, madre di Romina Power. In quel momento capii davvero cosa significa la frase che ogni appassionato conosce: Sanremo è Sanremo».



