22 Settembre, 2026 Cesenatico

Bagno Tosca, la spiaggia green di Cesenatico dove la sostenibilità è una scelta quotidiana

A Cesenatico c’è uno stabilimento balneare dove la sostenibilità non è uno slogan da esibire, ma un metodo di lavoro. È il Bagno Tosca, realtà nata dall’iniziativa di tre soci giovani, preparati e con percorsi professionali diversi: Stefano Forcellini Mazzoni, Francesca Corradini e Andrea Bravaccini. Tutti e tre laureati, arrivano da esperienze che intrecciano economia, lavoro stagionale, gestione d’impresa e conoscenza del territorio. Stefano ha lavorato in banca, Andrea ha seguito il percorso da praticante commercialista, mentre Francesca ha portato nel progetto una sensibilità legata al mondo agrario e alla stagionalità.

L’idea di gestire uno stabilimento balneare nasce dopo anni di lavoro estivo in riviera. Prima come dipendenti, poi con il desiderio di costruire qualcosa di proprio. Il primo anno, però, è coinciso con una partenza tutt’altro che semplice: poco dopo la firma del contratto arrivò la notizia della pandemia. “Ci siamo spaventati — racconta Stefano — ma poi la stagione è andata bene. Da lì è stato sempre un crescendo”. Oggi il Bagno Tosca non vive più solo di convenzioni con gli hotel: ha costruito una clientela propria, fidelizzata anche grazie a una visione molto precisa.

Il punto di partenza è stato radicale: eliminare la plastica monouso. “Dal primo giorno abbiamo tolto la plastica — spiega Stefano — anche se in tanti ci avevano scoraggiato. Il margine sulla bottiglietta era maggiore, ma noi volevamo fare impresa cercando di inquinare il meno possibile”. Niente bottigliette usa e getta, dunque, e spazio a vetro, borracce e punti refill. Una scelta non immediata da far accettare, soprattutto a chi era abituato a trovare sempre la classica bottiglietta da portare sotto l’ombrellone. Ma il tempo ha dato ragione al progetto” “All’inizio non è stato facile, poi i clienti hanno capito e apprezzato”. 

La sostenibilità al Tosca passa anche dall’acqua, risorsa fondamentale per uno stabilimento balneare. Le macchine del ghiaccio, raffreddate ad acqua, produrrebbero uno scarto destinato alle fogne. Qui invece l’acqua viene recuperata in due taniche da mille litri e riutilizzata per bagnare i campi da gioco nelle giornate più calde. Un gesto concreto, quotidiano, che moltiplicato per l’intera stagione significa migliaia di litri sottratti allo spreco.

Da quest’anno si aggiunge anche un nuovo tassello: la raccolta dei mozziconi di sigaretta, attraverso contenitori dedicati e il supporto di una società specializzata nel recupero. Un intervento su un inquinamento spesso sottovalutato, ma molto presente nelle aree balneari.

Altro capitolo centrale è la filiera. Il Bagno Tosca privilegia prodotti del territorio, fornitori locali e stagionalità. “Mi colpisce quando in una carta dei vini della riviera si trovano pochissime cantine dell’Emilia-Romagna — osserva Stefano — quando qui abbiamo produttori enologici bravissimi”. La stessa logica vale per pesce, frutta, verdura e gelati. La scelta di abbandonare i prodotti industriali delle grandi multinazionali per affidarsi al gelato artigianale del territorio è stata impegnativa, anche sul piano gestionale. Il prodotto fresco richiede ordini più precisi, rotazione veloce, attenzione continua. Ma anche qui la risposta è stata positiva: “Il 70-80% dei clienti ci segue. Qualcuno continua a cercare i marchi più noti, ma molti cambiano idea quando assaggiano il gelato artigianale del bar Duse”.

La lotta allo spreco riguarda anche la cucina. Gli ordini vengono calibrati con attenzione e gli avanzi sono quasi azzerati, anche grazie alla presenza del personale interno. Energia e rumore restano fronti aperti, ma lo sguardo è già rivolto al futuro: pannelli solari, produzione condivisa tra stabilimenti, energia da destinare alla città nei mesi invernali, magari a scuole, parchi o servizi pubblici.

Se tutti gli stabilimenti adottassero un modello simile, secondo Stefano, il cambiamento sarebbe evidente: meno plastica nei bidoni, meno acqua dispersa, meno rifiuti da gestire, più valore per la città. “Sembra difficilissimo — dice — ma con un po’ di coraggio si può fare. E non è vero che ci sono solo perdite: ci sono benefici che non compaiono subito nei conti, ma cambiano davvero la qualità dello stabilimento:. 

Il Bagno Tosca dimostra così che la spiaggia green non è un’utopia né una formula di marketing. È una pratica fatta di scelte, rinunce, coerenza e territorio. Un modello che da Cesenatico guarda al futuro del turismo balneare: più consapevole, più locale, più pulito.

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