Da fuori è difficile immaginare cosa sia stato: dietro un cancello nelle campagne ravennati, lungo via Dismano, la Ca’ del Liscio – ribattezzata nel tempo Ca’ del Ballo – oggi appare come un gigante addormentato, con un cartello “Vendesi” che racconta un presente amaro.
Eppure da quel palco sono passati nomi che sembrano un’enciclopedia della musica: da Vasco Rossi a Raffaella Carrà, da Adriano Celentano a Mina, fino a Ray Charles e Gloria Gaynor. Ora, però, lo storico locale si avvia verso un’asta pubblica: la base parte da 4 milioni e 700mila euro, secondo la valutazione disposta dal tribunale di Ravenna.
La proprietà – il gruppo Angeletti, con sede a Orciano Terre Roveresche – sperava in una soluzione diversa. Per mesi si è cercato un accordo per l’affitto, ma la trattativa è sfumata. E la beffa è che proprio quest’anno la Ca’ del Liscio compie cinquant’anni: era il 1976 quando Raoul Casadei la immaginò come cuore del ballo romagnolo, un’istituzione capace di richiamare pullman da mezza Italia. Due piani, cinquemila metri quadri, cinque ettari tra verde e parcheggi: non solo una sala, ma il primo tassello di un polo del divertimento che nelle idee doveva includere ristoranti, piscine e perfino campi da tennis.
Il boom ha retto fino agli anni Novanta, poi la storia si è fatta più complessa. La morte dei principali gestori, le difficoltà degli eredi e la pandemia hanno accelerato la crisi, fino a una situazione debitoria diventata insostenibile.
A gennaio 2025 la società è entrata in concordato con vendita dei beni. Intanto, dal mondo della musica arrivano appelli e proposte: c’è chi sogna una cordata pubblico-privata, con fondazioni, investitori e perfino azionariato popolare. Perché nel tempio del liscio, oggi, il silenzio pesa. E per riaccendere le luci serve qualcuno che lo ami quanto Raoul.