Se per affrontare una spesa sanitaria, pagare la casa o sostenere l’istruzione dei figli bisogna chiedere un prestito al Comune, sul carovita qualcosa ci sta sfuggendo di mano. Il progetto annunciato a Bologna merita attenzione proprio perché fotografa un disagio che supera i confini della povertà tradizionale.
Entro fine novembre, secondo quanto illustrato dall’assessora al Welfare Matilde Madrid, partiranno i colloqui per accedere ai nuovi sostegni. Il prestito civico prevede fino a diecimila euro, a tasso zero o agevolato, da restituire entro cinque anni. La platea comprende residenti nel territorio comunale e metropolitano con Isee fino a 35mila euro.
È giusto che un’amministrazione provi a intervenire prima che una famiglia precipiti. Ma colpisce la necessità di raggiungere persone che, fino a ieri, avevano sempre fatto da sole. Chi possiede un reddito può comunque ritrovarsi senza margine: basta una cura imprevista, un affitto più pesante, una spesa indispensabile.
Il prestito può offrire respiro. Resta però un debito, che nei mesi successivi dovrà trovare spazio nello stesso bilancio familiare già in affanno. E qui sta il nodo politico: quanto può durare un equilibrio nel quale si prende denaro in prestito per coprire bisogni essenziali?
La questione riguarda anche Cesenatico e la Romagna. Bologna indica una strada di sostegno, ma ci consegna soprattutto un allarme. Se il lavoro non basta a garantire serenità, il problema supera gli sportelli del welfare e interroga salari, costo della casa e accesso ai servizi.