di Peppe Panella
Lo ammetto. Dopo aver letto la notizia delle quattro sedie “fuorilegge” perché il sottilissimo profilo in ferro era nero anziché écru, tortora o crema, mi sono convinto che il Comune di Cesenatico abbia ormai un’unica strada da percorrere. Assumere un armocromista.
Non uno qualunque, però. Uno bravo. Di quelli capaci di distinguere il tortora dal greige, il panna dall’avorio e il crema dall’écru anche con le prime foschie autunnali. Poiché come si sa, le nebbie padane a volte possono restituire tonalità che posso prestarsi a diverse interpretazioni cromatiche. A quanto pare è proprio sui colori e sulle loro sfumature che si gioca il futuro della città. Noi cittadini inermi di fronte alla grandeur della Pubblica Amministrazione, abbiamo ingenuamente pensato che il decoro urbano dipendesse dalla pulizia delle strade, dalla manutenzione dei marciapiedi, dall’eliminazione delle buche, dai cestini svuotati, dalle aiuole curate o dagli edifici mantenuti in ordine.
Che sciocchi. Non ci eravamo mai accorti che invece Il vero problema erano quei quattro millimetri di tubolare metallico verniciati di nero che sostengono una sedia. Ora finalmente l’abbiamo scoperto. Del resto, l’armocromia è ormai diventata una disciplina quasi istituzionale. Se perfino il segretario nazionale del Partito Democratico, qualche tempo fa, ritenne opportuno affidarsi a un consulente d’immagine specializzato nei colori, perché Cesenatico dovrebbe rimanere indietro? Anzi, potrebbe diventare un modello nazionale.
Immagino già il nuovo organigramma comunale. “Settore Sviluppo del Territorio ed Urbanistica” e “Settore Lavori Pubblici integrati” con uno strategico “Servizio Armocromia Applicata ai Dehors” che affiancherà i burocrati comunali con tutte le competenze del caso acquisite. Immagino gli alti “funzionari” chiusi nelle segrete stanze a verificare l’intensità del tortora, misurare la saturazione del grigio caldo e valutare se il profilo di una sedia esprima sufficiente armonia cromatica con il contesto storico. Naturalmente il tutto corredato da una relazione tecnica di quaranta pagine che vada ad integrare il già corposo “Regolamento dei dehors del Porto Canale”.
Al di fuori della facile ironia è ovvio che non è in discussione la necessità di tutelare il centro storico. Anzi è giusto valorizzarne ed esaltarne la bellezza e nessuno pretende che le due aste diventino un luna park di plastica. Le regole servono, eccome.
Il problema però nasce quando una norma smette di essere uno strumento di garanzia e diventa un esercizio di perfezionismo burocratico come nel caso specifico ma soprattutto un regolamento diventa ridicolo quando il legislatore amministrativo perde il senso delle proporzioni, facendo prevalere “quisqulie e pinzellacchere” (per dirla alla Totò) sulla realtà.
Quando il colore di un sottilissimo profilo metallico diventa più importante del servizio offerto da un’attività commerciale, della qualità dell’accoglienza o del buon senso è il trionfo della pubblica amministrazione che ama complicare ciò che potrebbe essere semplice. La macchina amministrativa spesso produce regolamenti sempre più dettagliati, convinta che ad ogni comma corrisponda automaticamente una città migliore.
Ma sarebbe bene comunicare ai “gestori” della res publica di via Moretti che purtroppo non funziona così. La qualità di una città non aumenta in proporzione al numero delle prescrizioni o dei regolamenti emanati. Al contrario. Quando una norma arriva a stabilire persino la tonalità di una saldatura, il rischio è quello di trasformare il potenziale buon governo in una caricatura istituzionale. Ed è proprio ciò che fa sorridere in questa vicenda. Non gli agenti della Polizia Locale, che hanno svolto il loro lavoro con equilibrio e cortesia, come riconosciuto dallo stesso commerciante. Fa sorridere il regolamento, o meglio, l’idea che qualcuno abbia ritenuto indispensabile disciplinare persino il colore del bordo metallico di una sedia. È la vittoria della forma sulla sostanza, del dettaglio sull’essenziale, dell’apparenza sul pragmatismo.
Forse sarebbe il caso di fermarsi un momento e chiedersi se davvero il prestigio del centro storico di Cesenatico dipenda da quattro sottili profili neri o, piuttosto, dalla vitalità delle sue attività commerciali, dalla loro capacità di attrarre persone e dalla qualità complessiva degli spazi pubblici. Perché il rischio è che, mentre siamo impegnati a stabilire se una sedia sia abbastanza tortora, ci dimentichiamo di tutto il resto.
Ma se proprio questa è la direzione che gli amministratori pubblici vogliono intraprendere, allora almeno lo si faccia seriamente e si bandisca un concorso pubblico per “Istruttore Direttivo Armocromista – Area Funzionari”, i cui requisiti siano una comprovata esperienza nella distinzione tra beige caldo e beige freddo, conoscenza della teoria delle stagioni cromatiche e capacità di individuare a vista un profilo metallico non conforme. La mission del nuovo capoccia sarà salvare il centro storico da una pericolosa invasione di sedie color antracite.