Dimmi quale calciatore scegli e proverò a dirti chi sei. Jacopo Agostini, grande tifoso della Juventus e nuovo candidato sindaco del centrosinistra a Cesenatico, nella foto del proprio profilo WhatsApp non ha messo Michel Platini, Zinedine Zidane o Alessandro Del Piero. Niente numeri dieci, colpi di tacco, punizioni all’incrocio o palloni d’oro. Ha scelto Gianluca Pessotto.
Da tifoso della Vecchia Signora avrebbe potuto pescare in una galleria sterminata di campioni. Invece ha preferito un terzino. Uno di quei giocatori che difficilmente finiscono sulle copertine, ma che ogni allenatore vorrebbe avere in squadra. Pessotto non era il talento destinato ad accendere lo stadio con una giocata: correva, chiudeva gli spazi, recuperava palloni, accompagnava l’azione e si metteva al servizio dei compagni. Piedi non sempre vellutati, grande disciplina tattica e un’affidabilità silenziosa e ostinata.
E forse è proprio qui che quella fotografia diventa una piccola dichiarazione politica. Agostini sembra riconoscersi più nell’interditore che nel fantasista, più nel mediano ruvido disposto a rincorrere che nel fuoriclasse geniale al quale è consentito aspettare il pallone. Non l’uomo del gesto spettacolare, dunque, ma quello dell’applicazione, della pazienza e della continuità.
È un’immagine coerente con il personaggio pubblico visto finora: riservato, concreto, poco incline alla teatralità e cresciuto amministrativamente dentro il gioco di squadra. Un profilo che può rappresentare una virtù, ma anche un’incognita. Perché un buon amministratore deve saper recuperare palloni e coprire le falle; un candidato sindaco, però, prima o poi deve anche inventare la giocata, assumersi il rischio e indicare la porta.
Pessotto spiega probabilmente la natura dell’uomo Agostini. La campagna elettorale ci dirà se, sotto la maglia del gregario, esiste anche la scintilla del numero dieci.
