26 Settembre, 2026 Cesenatico

Ad Novas, quattrocento monete raccontano la Cesenatico romana

Quattrocento monete rimaste per secoli nel terreno raccontano una Cesenatico molto più antica del Porto Canale e della città cresciuta attorno alla marineria. Arrivano dal sito archeologico di Ad Novas, a ovest dell’abitato moderno, dove gli scavi condotti tra il 2006 e il 2011 hanno portato alla luce le tracce di un insediamento sviluppatosi lungo la via Popilia.

A studiare i reperti è stata l’archeologa Elena Baldi dell’Università di Bologna, che nel 2014 presentò i primi risultati della ricerca. Delle circa 400 monete recuperate, 223 provengono direttamente dagli strati di scavo e sono state sottoposte a pulizia, conservazione e catalogazione. Sessantotto risultano illeggibili, ma peso e dimensioni hanno permesso di ricondurle soprattutto alle produzioni del IV e V secolo. Tutte sono realizzate in lega di rame: non è stato trovato alcun esemplare d’argento.

Le emissioni coprono un arco cronologico vastissimo, dal I secolo avanti Cristo alla seconda metà del V secolo dopo Cristo. Le più antiche risalgono all’epoca di Augusto. Seguono assi e sesterzi dell’Alto Impero, monete relativamente grandi, alcune delle quali ritrovate nello strato corrispondente all’antica strada romana. Fra i reperti figura anche un sesterzio di Filippo II, coniato fra il 244 e il 247.

Le monete confermano la lunga vitalità di Ad Novas. Le indagini archeologiche hanno individuato una strada in ghiaia, una probabile mansio o statio, cioè una struttura destinata alla sosta dei viaggiatori, e il canale Fossatone, databile fra il I e il II secolo. Nel III secolo potrebbe essersi sviluppato anche un mercato. Ad Novas non sarebbe stata dunque una semplice fermata lungo la Popilia, ma un piccolo centro di transito, servizi e scambi.

Nel IV secolo la circolazione monetaria aumenta sensibilmente. Sono numerose le emissioni della dinastia costantiniana, comprese quelle con la raffigurazione del cavaliere disarcionato, diffuse in molte zone dell’Impero. Per il V secolo compaiono invece piccoli nominali attribuiti a Onorio e Valentiniano III. Erano monete minute e di scarso valore, utilizzate negli acquisti quotidiani: proprio la loro presenza dimostra che, nonostante la crisi dell’Impero, l’economia locale manteneva una certa vivacità.

Il numero dei ritrovamenti diminuisce però nel corso del V secolo, parallelamente alla trasformazione dell’insediamento. Gli edifici che affiancavano la strada vennero demoliti e sostituiti da strutture più semplici, probabilmente capanne. Ceramiche e vetri suggeriscono una frequentazione fino alla fine del VI secolo, forse agli inizi del VII, ma le monete si interrompono prima.

Colpisce soprattutto l’assenza di emissioni ostrogote e bizantine, abbondanti invece nella vicina Ravenna e nel porto di Classe. Secondo lo studio, questo vuoto potrebbe segnalare il progressivo declino o l’abbandono di Ad Novas. È il momento in cui il denaro smette di raccontare la vita del centro romano: dopo quasi sei secoli di passaggi e commerci, sugli ultimi anni dell’insediamento cala il silenzio.

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