Il 24 e il 25 settembre rappresentano due date significative nella storia di Cesenatico. A distanza di 166 anni, il porto e la sua rocca furono teatro di assalti, allarmi e distruzioni che testimoniano l’importanza strategica raggiunta dalla località già nel Medioevo.
L’episodio più drammatico risale al settembre 1328. Dopo la prima distruzione della rocca avvenuta nel 1302, Porto Cesenatico subì un secondo attacco condotto dal signore di Forlì Francesco “Cecco” Ordelaffi e dal ravennate Ostasio da Polenta, accompagnati dal conte Chiaramonti. Sullo sfondo c’era lo scontro tra guelfi e ghibellini: Cesena era governata dall’arcivescovo di Ravenna Aimerico di Chateluz, rappresentante dell’autorità pontificia.
Secondo gli Annales Caesenates, gli assalitori potevano contare su 800 cavalieri e 8.000 fanti. La rocca, presidiata da appena dieci uomini, venne conquistata durante la notte, forse grazie a un tradimento. Le truppe incendiarono la palizzata del porto, ne ostruirono l’imboccatura e si dedicarono alla demolizione della torre.
L’opera di distruzione si concluse la sera di domenica 25 settembre 1328, quando la torre venne fatta crollare. La rocca fu riparata già il 16 ottobre dello stesso anno, mentre la ricostruzione della torre iniziò nel maggio 1329.
Un altro episodio si verificò il 24 settembre 1494, durante la discesa in Italia del re di Francia Carlo VIII. Il porto di Cesenatico era utilizzato per lo sbarco di rifornimenti destinati all’esercito francese: il 2 settembre vi erano arrivati tre grandi navigli carichi di orzo, frumento e artiglierie.
Nella notte del 14 settembre alcuni uomini tentarono di conquistare la rocca servendosi di scale. L’abbaiare dei cani svegliò però il castellano, che diede l’allarme mettendo in fuga gli aggressori. La tensione rimase alta e il 24 settembre un nuovo allarme provocò la partenza precipitosa delle imbarcazioni presenti nel porto.
Due vicende lontane nel tempo, riportate nel volume Cesenatico nella storia di Davide Gnola, che restituiscono l’immagine di un porto conteso e vulnerabile, ma già centrale negli equilibri politici, militari e commerciali della Romagna.