6 Ottobre, 2026 Cesenatico

Cinquant’anni fa moriva Pasolini: ecco il filo che lo lega a Cesenatico

A 50 anni dalla sua morte (fu ucciso il 2 novembre del 1975) torna attuale il legame tra Pier Paolo Pasolini e Cesenatico, un legame che è insieme letterario e civile. Negli anni Settanta tre ragazzi del porto – Ferruccio Benzoni, Stefano Simoncelli e Walter Valeri – mettono in piedi una rivista che diventa calamita di energie: si chiama “Sul Porto”. Vanno più volte a Roma a trovarlo; Pasolini li legge, li incontra e scrive di loro (e della città) su “Il Tempo”, portando una luce nazionale su quell’esperienza “di provincia”. 

“Sul Porto” nasce nel 1973 e attraversa il decennio con un taglio insieme poetico e politico, segnando una generazione: per Simoncelli sarà l’“incipit” di una vita nei versi; il gruppo verrà ribattezzato i “fratellini” (Benzoni, Simoncelli, Valeri) in un circuito di scambi e maestranze che intreccia la migliore tradizione del secondo Novecento.

Quella vicinanza non si traduce in residenze o set, ma in relazioni e discussioni: un’Italia che cambia, e una provincia che non fa tappezzeria. A tenere viva la conversazione ci pensa, cinquant’anni dopo, la città stessa: nel centenario pasoliniano del 2022 Cesenatico organizza la serata “Pasolini nell’Italia che si trasforma” al Teatro Comunale, con la lezione del bolognese Marco Antonio Bazzocchi. È un omaggio colto che ricuce il filo tra il grande intellettuale e la piccola patria dei poeti.

La memoria passa anche per il cinema all’aperto: nella suggestiva Piazza delle Conserve la rassegna estiva ha proposto il suo film “Uccellacci e uccellini”, riportando in piazza la grazia ironica del dialogo tra Totò e Ninetto e, insieme, l’idea pasoliniana di un popolo da ascoltare. Non un esercizio di nostalgia, ma un rito civile: rivedere Pasolini là dove la cultura si fa comunità.

In questo percorso, Cesenatico non “possiede” Pasolini: lo interroga. E lo fa a partire da una rivista artigianale, da tre giovani che bussano a una porta romana e da una città che, mezzo secolo dopo, continua a considerare la poesia una faccenda pubblica. È questo, in fondo, il collegamento più vero: una linea di dialogo che dal molo approda ancora oggi nelle nostre piazze. 

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